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Khadija

Discussione iniziata da makabi il 08-09-2017 - 3 messaggi - 216 Visite

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  1. L'avatar di makabi

    makabi makabi è offline FriendMessaggi 3,301 Membro dal Mar 2016
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    #1

    Predefinito Khadija

    Amedeo/Ahmed Abdallah ritornò nellatenda. Lì, accovacciata in attesa del suo ritorno, un diamanted'ebano stava rannicchiato in un angolo: Khadija. La vista di quella creatura selvaggia e meravigliosa risvegliò in Amedeo/AhmedAbdallah istinti che la guerra, nei suoi vortici di sangue, avevanoormai sopito. La giovane eritrea lo fissò e cominciò a lavargli ipiedi, oramai liberi dalla costrizione degli stivali militari. Amedeo/Ahmed Abdallah, fissando gli occhi neri profondissimidella ragazza, le bloccò la mano e le chiese: “Khadija, hai 16anni, alla tua età in questo paese ci si sposa, sei una ragazzabellissima, perché non ti sposi con uno dei miei bravi ascari?”.La figlia del capo tribù lo scrutò con occhi sanguigni e sbottò:“Cummandar es Sciaitan, io mi sposerò solo con un capo e questocapo l'ho trovato”. Il giovane, i cui vividi occhi malcelavano unprofondo ardore, con fare sfrontato, le chiese: “Bambina mia, e chimai sarebbe questo capo?”. La risposta fu pronta: “Mio Cummandares Sciaitan, questo capo siete voi”.
    La tenda fissata al centro delvillaggio nomade nell'Anseba fu teatro, quella notte, di qualcosache lasciamo immaginare al lettore.


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  2. L'avatar di makabi

    makabi makabi è offline FriendMessaggi 3,301 Membro dal Mar 2016
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    #2

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    “Lah ilaha illah lah Muhammadun rasul Ullah”: cinque volte ogni giorno Amedeo/Ahmed Abdallah, il capo chino in direzione della città ove aveva trionfato il Profeta, ripeteva queste parole, a un ritmo musicale, come la recitazione in cui erano contenute.
    La verità era che il Cummandar es Sciaitan provava sensazioni indicibili negli sperduti villaggi dell'Altipiano: due occhi profondissimi e gonfi di devozione lo scrutavano a ogni ritorno nella capanna, Khadija, flos florum, era lì presso di lui. Eppure si sentiva colpevole di ciò. Tutte le sue fibre gli dicevano che non poteva venire meno alle sue volontà, solennemente giurate dinnanzi al sangue dei camerati, di tenere impegnate le armate di Sua Maestà britannica, la Libia, più a nord, doveva continuare a essere italiana, ogni soldato inglese sottratto a Montgomery e impegnato nell'Africa orientale era una benedizione per le armate italiane. E poi...
    Napoli. Bice. Due immagini vividissime, due ricordi squarcianti lo immobilizzarono. Per non arrecare offesa a lei, Bice, non la prese in moglie prima di partire per la guerra. Che non si dica che egli aveva deciso di usare una donna per ottenere una promozione, solo gli sposati potevano essere promossi, una legge di un regime, che in cuor suo considerava ridicolo, come ridicolo era il suo capo, prevedeva ciò. Poteva mai lui, proprio lui, accettare tutto ciò? L'alternativa era una e una sola, la promozione a capitano sarebbe arrivata per avere servito con eroismo la Patria e il Re sul campo di battaglia: “Sarai fiera di me, Bice, a Napoli ci sposeremo al mio ritorno, quando avrò servito la Patria”. Eppure due occhi di fuoco lo guardavano proprio ora, mentre pensava a questo e caricava di pallottole il suo fucile mitragliatore: “Torna da me, mio Cummandar es Sciaitan”, Khadija attese un bacio. Non arrivò. Il suo Cummandar aveva il cuore gonfio di dubbi.
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    #3

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    “Mio comandante, ti prego, torna da me!”. Khadija, gli occhi gonfi di lacrime, scorse Amedeo/Ahmed Abdallah salire sul dromedario, armato fino ai denti, seguito dalla sua compagnia di ascari fedeli: “o italiani o eritrei moriremo, noi siamo con te Cummandar es Sciaitan. Gli inglesi ci farebbero diventare sudditi del negus, noi siamo una cosa sola con l'Italia”. Queste furono le parole con cui il giovane ufficiale italiano venne inchiodato davanti alle sue responsabilità. I sogni di un intero popolo, fierissimo nella sua nobiltà guerriera, erano riposti nella sua impresa. Con queste ansie, Amedeo/Ahmed Abdallah si misurava davanti al nemico. E con altre ansie. Le promesse che aveva lasciato in Italia erano sempre fisse nella sua mente...
    La giovane eritrea, nel frattempo, voltò il viso all'interno della tenda, che lei già considerava il talamo nuziale suo e del suo Cummandar. Neanche si accorse di quel “Inshallah” che Amedeo/Ahmed Abdallah borbottò, oramai già assorto in ciò che sappiamo. Che non fosse mai che una sola lacrima che, per avventura, avesse rigato il suo viso potesse essere scorta dal suo principe. “Khadija è sempre stata disubbidiente e testarda”, così suo padre aveva descritto la ragazza al tenente Amedeo quando si presentò alle truppe coloniali, poco prima dello scoppio della guerra. Nella sua ristretta mentalità, aveva in realtà misconosciuto ciò che in realtà era Khadija, ossia una guerriera determinata. E così la ragazza già pensava a come poter stare vicino al suo comandante in battaglia, per lui si sarebbe fatta trafiggere dal nemico e avrebbe sfidato il cielo. L'injera che stava preparando per il ritorno del suo Amedeo/Ahmed Abdallah era già pronto, ma altro facevo capolino nei suoi pensieri...un sinistro presentimento la tormentava quella mattina, quella frase, quel “torna da me!” perché l'aveva detta? Non era forse vero che il Cummandar es Sciaitan era imbattibile come le avevo garantito suo padre?
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