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Lo so che guardi

Discussione iniziata da Siliser il 12-01-2018 - 1 messaggio - 96 Visite

  1. L'avatar di Siliser

    Siliser Siliser è offline PrincipianteMessaggi 12 Membro dal Jan 2018 #1

    Predefinito Lo so che guardi

    Mi hai preso per una sprovveduta? Ogni volta che vengo a provare un abito nel tuo negozio, chissà come mai tu sei sempre nei paraggi.
    “Serve altro signora? Vuole che le porti una taglia in meno?”
    Oggi la devi capire una volta per tutte.
    Così entro, faccio un giro, guardo la nuova collezione.
    Siamo soli.
    Prendo un paio di abiti e vado dritta dritta al camerino. Non ti guardo nemmeno, ma tanto non ce n’è bisogno.
    Tanto arrivi. Puntuale.
    Devi sempre fare qualcosa da queste parti mentre io sono dentro a spogliarmi. Un passata agli specchi degli altri camerini… una sistemata alle tende… e poi ZAC… un’occhiata dentro al mio, di camerino. Lo vedo dallo specchio. Lo so.
    E’ una frazione di secondo, il tempo di farti sbirciare dentro a quella piccola fessura che lascia la tendina. Una frazione di secondo che non finisce mai grazie a quel tuo passaggio casuale.
    Veloce, ma non troppo.
    Lento, ma senza indugiare.

    Oggi farò un gioco con te.
    Comincio a lasciare la tendina un po’ meno scostata. Fessura più ampia. Non troppo, ma più ampia. Ops che sbadata.
    Passi, te ne accorgi e la accosti un po’. Non troppo, ovviamente. Vuoi guardare, lo so.
    Te ne vai.
    Ed io la riapro un po’.

    Quando torni, la cadenza regolare del tuo passo rallenta un po’. Ti sei accorto.
    Ed io ho già tolto la camicetta. Mi guardo i seni gonfi. Li vedi? Torsione a destra. Torsione a sinistra…
    Sfilo la gonna. Sculetto.
    Sei lì, lo so. Sei dietro di me, nascosto. Ti sei tolto dal raggio d’azione dello specchio che ho di fronte, ma sei lì.
    Guarda cosa faccio, adesso. Colpo di teatro: alzo una gamba e faccio sbattere pesantemente il mio tacco sullo sgabello di legno.
    STOCK
    Mi guardo, nuda, bella, formosa e calda. Intimo nero. Autoreggenti nere.
    Dietro di me regna un silenzio tombale. Non fai nemmeno finta di avere qualcosa da fare. Sei fermo, immobile, eccitato. Trattieni il respiro.
    Un piede a terra e l’altro sullo sgabello. Gambe larghe.
    Mi passo le mani sui fianchi, come a voler pettinare la mia pelle. Su e giù.
    Tremo.
    Infilo una mano negli slip e guardo nello specchio i miei capezzoli che diventano duri. Sento il mio odore che sale lungo il braccio. Mi arriva in pieno volto come uno schiaffo. Sono bagnata.
    Intuisco dove sei: sei sulla diagonale, fuori dalla portata dello specchio, ma vedi tutto. Se mi giro sei finito.
    Ma non lo faccio.
    Stai alla mia sinistra e… guarda un po’... è la mia gamba sinistra ad essere alzata. Puoi goderti lo spettacolo del pizzo tra le mie gambe che viene alzato ed abbassato dalle mie dita che entrano, escono, entrano, escono e sgrillettano…
    Mi chino in avanti in modo che tu ti senta sicuro. Ora, anche voltandomi, non potrei vederti. Mi guardo allo specchio ansimante. Una mano tra le mie gambe, l’altra è aperta ed appiccicata allo specchio. Guardo gli aloni del mio respiro.
    Mi trema la gamba sinistra… sposto la mano dallo specchio e mi aggrappo ad un pomello. Quello che non ho occupato con i vestiti ancora da provare. Lo stringo.
    Chiudo gli occhi e trattengo il respiro.
    Il cuore in gola.
    Sta arrivando per scuotermi.
    La gamba sinistra trema ancora di più… il tacco continua a picchiettare sul legno dello sgabello.

    TOCK-TOCK...T-T-TOCK…
    Arriva e mi scuote. Schiaccio la guancia contro lo specchio freddo. Gli spasmi del ventre mi fanno arcuare la schiena. Soltanto aggrappandomi con l’altra mano riesco a non franare a terra.
    Il mio odore è ovunque. Lo respiro dalle narici. Sulla mia gamba destra sento colare un piccolo rivolo che raggiunge le autoreggenti. Lo pulisco con le dita. Le succhio.
    Abbasso la gamba sinistra, mi volto ed apro di scatto la tendina.
    Non te l’aspettavi e mi guardi con gli occhi sbarrati. Ti ho beccato.
    Sei in piedi, sulla diagonale sinistra come avevo pensato. Hai i pantaloni gonfi. Sei sudato.
    “Signora….” accenni delle scuse.
    Porto l’indice davanti alle labbra.
    “schhhhh”
    Guardo il tuo volto, rosso, imbarazzato ed eccitato. Gli occhi che mi divorano. Le tue labbra che chissà per quanto tempo porteranno i segni dei morsi che ti sei inflitto.
    Guardo il ***** che ti esplode dentro.
    “...prendo tutto”


     
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