L'amore, questo sconosciuto

Discussione iniziata da Naif994 il 02-04-2015 - 1 messaggio - 500 Visite

  1. Naif994 Naif994 è offline Messaggi 1 Membro dal Apr 2015 #1

    Predefinito L'amore, questo sconosciuto

    Salve a tutti, sono nuovo nel forum e dunque è la prima volta che scrivo. So che forse la sezione non è adatta, ma sono solo alla ricerca di uno sfogo nel mio vagabondare per il web; spero, in ogni caso, di non dilungarmi troppo.
    Dunque, come scritto migliaia di volte da altrettante persone, anche io sono un ragazzo all'apparenza più che normale; sono alla soglia dei 21 anni, frequento una facoltà universitaria scientifica, amo leggere, andare al cinema, insomma, i classici passatempi piuttosto diffusi. Ciò nonostante, mi sembra di non aver concluso nulla, e di essere sempre più isolato da chiunque altro. Partendo dal principio; quando sono nato, mio padre ha sbattuto letteralmente fuori di casa me e mia madre, la quale è tornata, seppur con difficoltà, a vivere dai suoi genitori. Mio padre non era neppure venuto ad assistere o ad aspettare fuori dal reparto durante il travaglio, era andato a lavorare come se nulla fosse, non gli era importato nulla di suo figlio, cioè di me, ed ha immediatamente dato seguito ai suoi propositi. Io ho dunque vissuto i primi anni della mia vita assieme a mia madre, ai miei nonni, ed a mio zio. Purtroppo, mia madre aveva un disperato bisogno di lavorare per far fronte a tutte le spese, vista la pensione insufficiente dei miei nonni materni, l'assoluta assenza di voglia di lavorare di mio zio (disoccupato per 20 anni, diabetico, obeso, fumatore, celibe e con seri problemi depressivi), il quale ha vissuto sulle spalle dei miei nonni per gran parte della sua vita. A peggiorare ulteriormente la situazione, mio padre non ha mai versato neanche un assegno o dato soldi per il mantenimento, neppure per gli alimenti, e neppure sua madre, la mia nonna paterna; ciò nonostante, quest'ultima, seppur saltuariamente, veniva a farci visita. Mio padre invece l'avrò visto forse 8 o 9 volte, per mezza giornata, in 20 anni, e sempre molto di fretta. Ora, mi chiedo, come si può giungere ad odiare così tanto un figlio appena nato, o comunque di così pochi anni? E soprattutto, come si può non pensare mai di cambiare regime per più di 20 anni? Neppure da un punto di vista meramente economico, pur contravvenendo agli obblighi di legge, ha mai fornito alcuna risorsa affettiva o economica per la mia crescita, e qui è bene fare un importante appunto; da un punto di vista economico, il ramo paterno della mia "famiglia" è discretamente ricco, avendo riserve finanziare di gran lunga superiori a quelle della parte materna, nonchè un notevole elenco di proprietà immobiliari. Non è dunque uno di quei poveri padri disoccupati che non riescono ad arrivare a fine mese, anzi, il suo comportamento è un insulto nei confronti di questa categoria. Comunque, mia madre non ha mai sporto denuncia o intentato una causa legale, fino a che non ho compiuto la maggiore età; la causa in ogni caso mi avrà fatto avere poche centinaia di euro, avendo dunque sortito pochissimi effetti, e portando alla completa sparizione sia di lui che di mia nonna paterna, mai più sentiti ne visti. Tornando indietro nel tempo, nonostante vivessi in casa coi miei nonni, e mia madre fosse poco presente per il lavoro, le poche volte in cui era a casa, i litigi fra i membri della famiglia erano continui, e dunque ben pochi badavano a me e a ciò che facevo. Sono dunque cresciuto in un ambiente abbastanza turbolento, e decisamente frustrante. Ciò fu ulteriormente aggravato, se possibile, con la morte di mio nonno quando avevo sei anni. Da quel momento, e finchè non ne ho avuti 10, la situazione peggiorò ulteriormente in casa, per poi stabilizzarsi, se così si può dire, in una condizione di gelo completo fra i parenti; mai una volta un pranzo di Natale o di Pasqua, mai nessuna occasione di ritrovo. Se non altro, nonostante tutte queste tristi vicissitudini, il mio andamento scolastico era indubbiamente positivo, seppur tendessi ad essere un bambino molto isolato ed estremamente taciturno, ma non ho mai riscontrato particolari problemi, se non alcune lacune isolate in certe materie. Superate le scuole medie, decisi di iscrivermi al liceo, che riuscii appunto a superare senza eccessive difficoltà. In ogni caso, con l'inizio dell'adolescenza, si sa, i ragazzi cominciano a provare i primi pruriti sessuali, e le prime forme di attrazione più o meno serie per gli altri. Ebbene, si hanno, insomma, le prime infatuazioni e le prime storie d'amore. Ciò per tutti, ma non per me; ricordo come tutti gli altri prima esordissero con racconti più o meno veritieri di primi baci e di prime "conquiste" (ahahah, che spensieratezza a quell'età ), tutto ciò verso i 13-14 anni, mentre io invece, nonostante non fossi più così laconico come da bambino, anzi, molto più espansivo, rimanevo da solo, con nessuna interessata a me. Premetto che non sono mai stato un bellissimo ragazzo, ma neanche un mostro orrendo, sono un ragazzo semplicemente nella norma. Ricordo che ero solito pensare che anche per me sarebbe arrivato il momento giusto, ma verso i 16-17 anni, quando io ero ancora senza nessuna esperienza amorosa, neppure quella più infantile, iniziai a preoccuparmi, anche perchè tutti si stavano fidanzando o facevano le prime esperienze sessuali, mentre io come sempre, ero continuamente scartato a priori da qualunque ragazza, o almeno, nessuna ha mai mostrato alcun interesse per me, e ciò mi ricorda molto ciò che è successo con mio padre. Mi sono piaciute ovviamente alcune ragazze, le prime due verso i 14 e 15 anni, ma ovviamente mi hanno mandato a quel paese, ma ritengo di essermi innamorato una sola volta, di una mia compagna di liceo, che cominciò a piacermi verso i 16 anni, e tuttora, a distanza di quasi 5 anni, ancora mi piace. Le ho detto ciò che sentivo dopo la fine del liceo, 3 anni di rigidissimo silenzio, tre anni in cui mi sono tenuto tutto dentro, e la sua risposta, con la più naturale semplicità, è stata che lei non sente nulla per me, ne ritiene che mai proverà qualcosa. Dopo il suo rifiuto, circa un anno e mezzo fa, sono finito in una specie di stato simil-depressivo, da cui solo negli ultimi tempi ho cominciato a riprendermi. Lei, dopo il suo rifiuto, non l'ho vista ne sentita per quasi un anno, ma ora siamo tornati a vederci saltuariamente o a sentirci talvolta, ma sempre da amici. Ho saputo, per vie traverse, che ora si frequenta con un ragazzo, e sembrano essere felici insieme. Ovviamente non sono geloso; lei, avendomi rifiutato, è giusto che viva la sua vita come preferisce. E infine arriviamo qui, alla soglia dei 21, in queste condizioni; una "famiglia" mai esistita, o comunque distrutta, reietto dal padre, e con mia madre poco attenta alle mie questioni, sempre piuttosto disinteressata, un vita sentimentale abortita, mai cominciata, mi ritrovo a 21 anni senza mai aver baciato una ragazza, ovviamente vergine, e senza che nessuna sia mai si sia mai interessata a me, rifiutato ogni volta. una rete di amicizie sempre più esile, poichè, con l'ingresso in uni, c'è stata una lunga serie di persone che, una volta trovato un compagno/a, sono molto meno disponibili. E dunque mi chiedo; perchè tutti ce l'hanno con me? Possibile che nella vita nessuno mi abbia mai voluto bene, ne in casa ne fuori? Possibile che nella vita nessuna ragazza si sia mai interessata a me? Quanti possono dire di trovarsi a 21 anni senza alcuna esperienza amorosa? Neppure la più banale? Neppure un bacio? Cambierà qualcosa prima o poi? O sarò costretto a subire fra 10 anni la schiera dei matrimoni e dei figli in arrivo mentre io, isolato e ormai rassegnato, vivrò da solo senza alcuna speranza? Cosa vuol dire essere amati, sia come compagni, oppure anche solo come figli?
    Ecco perchè ho scritto tutto questo, per avere risposte a queste domande, ed anche per semplice sfogo. Mi scuso per eventuali errori o scorrettezze, non ho riletto il tutto. Grazie a chiunque sia arrivato a leggere fino a qui.


     
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