Che ne pensate di Salvini? - Pagina 25

Discussione iniziata da Spettrale il 05-05-2019 - 1379 messaggi - 100368 Visite

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  1. L'avatar di Tony59

    Tony59 Tony59 è offline Super FriendMessaggi 7,740 Membro dal Dec 2010
    Località Anywhere I can stay, I have no fear to go away. No need to mind, where people are of your own kind.
    #241

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    Per essere coerentemente sovranisti, nel senso inteso da quella gente, e a salvaguardia della nostra lingua e cultura - i dialetti non c'entrano piu' ? - e' opportuno che impariate il russo.
    Potrete anche scordare l'alfabeto latino. All'amico Vladimir Vladimirovic potra' piacere meglio e assai, che qualcuno non conosca altra lingua che il russo..

    Некогда против Владимира Владимировича..

    Non mettetevi mai contro Vladimir Vladimirovic...


    Scogli e mare presso le Eolie
     
  2. L'avatar di Tony59

    Tony59 Tony59 è offline Super FriendMessaggi 7,740 Membro dal Dec 2010
    Località Anywhere I can stay, I have no fear to go away. No need to mind, where people are of your own kind.
    #242

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    Sono stupidi allora, coloro che hanno votato Salvini? "

    Cosa posso sapere? La mia testa non e' la loro.
    Gli argomenti del ministro sono spesso sconnessi, insussistenti, anticostituzionali.
    La logica di chi lo appoggia e' dichiaratamente meschina.
    La dignita' e l'intelligenza, di questi servi e del loro signore, non e' in alcun modo evidente...!
    Scogli e mare presso le Eolie
     
  3. L'avatar di crimar

    crimar crimar è offline Super FriendMessaggi 7,444 Membro dal Apr 2010
    Località Milano
    #243

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    Citazione Originariamente Scritto da Tony59 Visualizza Messaggio
    L'Italia e' l'unico paese in cui:
    "E' normale che ciascuno faccia i fatti suoi". Di solito segue risatina di scherno verso l'altro, il quale contesta la disonesta'.
    Talvolta segue anche:
    "Avrei fatto cosi' anch'io".
    "La colpa e' di chi si fa fregare". L'ho sentito molte volte. E' ripugnante la meschinita di chi lo dice, oltre alla difesa dei disonesti.
    Ammesso e non concesso che Salvini sia disonesto, la classe politica deve innanzitutto rappresentare il suo popolo. E se noi italiani siamo universalmente riconosciuti come gente furba (che, nota bene, è un pregio, non un difetto) è anche perché sappiamo arrangiare le leggi a seconda di come ci fa comodo per ottenere il nostro tornaconto a discapito degli altri.
    Ora, tu sei liberissimo di dubitare della tua nazionalità e di ritenerci tutti "italidioti", ma resta comunque il fatto che sei in minoranza (le ultime due sessioni elettorali hanno parlato chiarissimo) e di conseguenza se c'è qualcuno in torto quello sei tu. Visto che parli molte lingue conoscerai senz'altro la locuzione latina "Vox populi, vox dei", dico bene?
    Ultima modifica di crimar; 03-06-2019 alle 16:18
     
  4. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline SeniorMessaggi 14,769 Membro dal Apr 2018
    Località Stato Pontificio
    #244

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    Citazione Originariamente Scritto da Tony59 Visualizza Messaggio
    Puoi dire cio' che vuoi.
    Disonesta' e ipocrisia non si giustificano.
    Tra dire che nessun politico può farne a meno e giustificarle, c'è una gande differenza. Ma tu sei un puro e ti ammiro per questo. Ti spetta un posto in Paradiso.
    ... sono vero come una moneta da 3 euri ...
     
  5. L'avatar di Berlin__

    Berlin__ Berlin__ è offline Super FriendMessaggi 5,263 Membro dal Jul 2018
    Località Italia
    #245

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    Citazione Originariamente Scritto da Tony59 Visualizza Messaggio
    Cosa posso sapere? La mia testa non e' la loro.
    Gli argomenti del ministro sono spesso sconnessi, insussistenti, anticostituzionali.

    non ho ancora visto un post argomentato su questo forum da parte tua.
     
  6. L'avatar di Spettrale

    Spettrale Spettrale è offline MasterMessaggi 26,703 Membro dal Oct 2007
    Località dove capita
    #246

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    Citazione Originariamente Scritto da crimar Visualizza Messaggio
    Ammesso e non concesso che Salvini sia disonesto, la classe politica deve innanzitutto rappresentare il suo popolo. E se noi italiani siamo universalmente riconosciuti come gente furba (che, nota bene, è un pregio, non un difetto) è anche perché sappiamo arrangiare le leggi a seconda di come ci fa comodo per ottenere il nostro tornaconto a discapito degli altri.
    Ora, tu sei liberissimo di dubitare della tua nazionalità e di ritenerci tutti "italidioti", ma resta comunque il fatto che sei in minoranza (le ultime due sessioni elettorali hanno parlato chiarissimo) e di conseguenza se c'è qualcuno in torto quello sei tu. Visto che parli molte lingue conoscerai senz'altro la locuzione latina "Vox populi, vox dei", dico bene?
    Ehm ehm
    Veramente l' Italia è riconosciuta come uno dei paesi più corrotti al mondo ..e ladrona
    e il più onesto come si dice dalle mie parti "ha la rogna"🤣🤣😎

    Se questo dato ti conforta va benissimo...a me fa semplicemente schifo essere considerato come tale.. soprattutto all'estero.
    Ma se la vuoi far passare per gente furba tutti i nostri concittadini disonesti ...libero di pensarla così...
    Però quell' etichetta di "italiani brava gente"
    andrebbe quanto meno....rimossa
    farci prendere pure per il kulo mi sembra troppo ah ah ah 🙄
     
  7. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline SeniorMessaggi 14,769 Membro dal Apr 2018
    Località Stato Pontificio
    #247

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    Quando qualche tedeschino fa dei discorsi alla Spettrale, gli ricordo come qualche anno fa un agente dei servizi tedesco riuscì ad ottenere una lista di evasori da un funzionario di una banca svizzera. In quella lista ce n'erano di Francesi, di Italiani, di TEDESCHI, ...
    Siamo corrotti ma con Bettino Craxi, in realtà, siamo diventati sfrontati, sboroni. Non nascondiamo le nostre malefatte a differenza dei veri furbi di altri paesi.
    Come ho già scritto, al netto di mafie e vaticano non credo che siamo più corrotti di tedeschi, olandesi, francesi, ... è che ci vantiamo di essere corrotti ed evasori mentre gli altri lo fanno in silenzio.
    Facciamo parte di una unica specie, una specie molto imperfetta.
    ... sono vero come una moneta da 3 euri ...
     
  8. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline SeniorMessaggi 14,769 Membro dal Apr 2018
    Località Stato Pontificio
    #248

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    Articolo di giugno 2018:

    Evasione fiscale: in Italia meno evasione che in Germania ma nessuno ne parla
    L’evasione fiscale della Germania supera quella italiana ma nei media nostrani nessuno ne parla. Un'economia fiorente con un “nero” non di sopravvivenza e...

    Lo sport del momento, più in voga tra i leader europei, è quello di insultare gli italiani gonfiando notizie vere solo parzialmente. Lo è ciclicamente anche per il tema dell'evasione fiscale, che tornerà presto ad essere centrale nel dibattito pubblico con il nuovo progetto di tassazione (la Flat tax) che ha in programma il neonato governo M5S-Lega.

    L'evasione fiscale è da decenni il cavallo di battaglia della sinistra, per la quale l'Italia ha tanti problemi ma in primis questo cancro, causa di tutti mali. Se guardiamo però i dati scopriamo, complici anche i media mainstream, che in altri Paesi come la Germania, faro della rigidità e del rispetto dello Stato, si evade ben di più.

    E' di 351 miliardi di euro l'economia sommersa che in Germania sfugge a qualsiasi tipo di controllo, per un danno all'erario di circa 65 miliardi di euro. Quella italiana sarebbe dai 240 ai 333 miliardi di euro.

    L'Institut der deutschen Wirtschaft (l’istituto per l’Economia tedesca) di Colonia ha reso noti i dati del 2017 come fa ogni anno. Sono dai 9 agli 11 milioni i tedeschi che lavorano occasionalmente "in nero" e 2 milioni e mezzo esclusivamente "in nero", in molti casi per non perdere sussidi e aiuti destinati ai disoccupati.

    Ne dibatte da settimane l'importante quotidiano tedesco Die Welt eppure sembra che la notizia non possa varcare il confine italiano. Tra i media mainstream del Belpaese occorre continuare a battere il martello su questo cavallo di battaglia: i lavoratori in nero per antonomasia siamo noi, evasori nel sangue.

    Gli “invisibili” tedeschi fanno lavori di ogni tipo: operai nelle costruzioni, artigiani, infermieri, donne delle pulizie, collaboratori domestici, imbianchini, aiutanti del meccanico o della parrucchiera di turno. L'economia tedesca cresce e con essa il nero. Se è fisiologico che cresca nelle piccole attività in cui per sopravvivenza il singolo sottrae denaro alla tassazione imponente dello Stato, il boom più diffuso è nell'edilizia, dove soprattutto bande criminali hanno preso il sopravvento nella gestione dei grandi appalti. Secondo i ricercatori tedeschi gli stessi gruppi si occupano anche di tratta di esseri umani, traffico di armi e prostituzione.

    La rigidità e il “rispetto” tedesco, famoso nel mondo, sembra che valga solo per gli altri.

    L'economista ed esperto proprio di sommerso Friedrich Schneider definisce “il nero” come un meccanismo diffuso che però cambia aspetto nel profondo se è esercitato dal singolo o da bande criminali. Per molti in Germania però “il nero” è un lubrificante per l'economia. Molti esercizi chiuderebbero se dovessero pagare i collaboratori in modo regolare. E nel dibattito pubblico impazzano le domande tipiche: Quante famiglie potrebbero permettersi la badante per la nonna o il padre se dovessero versare i contributi? L'anziano verrebbe affidato all'assistenza pubblica e costerebbero allo Stato molto di più. E poi, quante donne sarebbero disposte a svolgere un lavoro pesante se dovessero pagare le tasse?

    “La doppia morale dei tedeschi”, era il titolo di Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) un anno fa.

    Il quotidiano di Francoforte accusava i tedeschi di essere rei di adottare due pesi e due misure, rigidi con gli altri Paesi e flessibili con sé stessi. Per il giornale tedesco sarebbe addirittura una quota tra il 75% e l’83% il totale delle famiglie che si avvalgono di lavoro domestico non regolarizzato, quota che rappresenta un 15-20% del totale del lavoro in nero. Un “nero” da economia ricca e florida. Niente a che fare con chi cerca solo di sopravvivere nel sommerso, finito nel precariato a vita o addirittura diventato vittima dei meccanismi di prestito o degli usurai. E' davvero impressionante il numero di italiani ridotti alle soglie della povertà assoluta, triplicati in 10 anni: 4,7 milioni di cittadini.

    Ma se mettiamo a confronto il rapporto tra economia sommersa e Pil il dato si fa più critico per l'Italia. Se le stime ci attribuissero un'economia sommersa con il valore massimo di 333 miliardi di euro, il rapporto sarebbe il 21% sul Pil, mentre per la Germania i 351 miliardi sono solo il 13% sul loro Pil. Il rapporto vale però solo se consideriamo il nostro valore massimo (333 miliardi).
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  9. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline SeniorMessaggi 14,769 Membro dal Apr 2018
    Località Stato Pontificio
    #249

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    Ottobre 2018:

    Maxi-frode fiscale in Europa da 55 miliardi. Coinvolte banche e fondi d’investimento

    Più di 55 miliardi di euro sarebbero stati sottratti al Fisco di diversi paesi europei nell’arco di 15 anni attraverso un gigantesco meccanismo di evasione fiscale legato alla compravendita di azioni di società quotate.

    Decine di banche, broker, studi legali e società di revisione sarebbero coinvolti in un'indagine avviata in Germania dalla procura di Colonia insieme ai magistrati di Monaco e di Francoforte. Sei persone, compresi alcuni ex dipendenti della sede londinese della HypoVereinsbank, sarebbero sotto accusa.

    Gli investigatori tedeschi starebbero indagando su centinaia di transazioni gestite da istituti di credito di diversi paesi, tra cui Santander, Barclays, Goldman Sachs, Bank of America, Macquarie Group, Bnp Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e HypoVereinsbank del gruppo Unicredit.

    Secondo quanto scrive il giornale tedesco Zeit Online, già lo scorso anno era stato calcolato che le autorità fiscali tedesche avevano perso almeno 31,8 miliardi di euro tra il 2001 e il 2016 a causa del meccanismo messo in atto dalle banche. Ma ora emerge che nel presunto giro di evasione fiscale sia stata colpita anche l'Italia, dove il Fisco avrebbe perso 4,5 miliardi di euro, mentre il danno per la Francia sarebbe stato di almeno 17 miliardi, di 1,7 miliardi per la Danimarca e di 201 milioni per il Belgio. Per gli altri paesi interessati non ci sarebbero dati ufficiali o affidabili.

    Le rivelazioni arrivano dai “Cumex Files” una nuova investigazione giornalistica che ha coinvolto 39 giornalisti di 16 giornali in 12 paesi diversi (per l'Italia la Repubblica) coordinati dal centro di giornalismo tedesco Correctiv. L'indagine si basa sull'analisi di 180mila pagine di documenti.

    Articolo molto lungo che evito di pubblicare in toto.
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  10. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline SeniorMessaggi 14,769 Membro dal Apr 2018
    Località Stato Pontificio
    #250

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    Servizio l'Espresso del 2017:

    Tedeschi a parole italiani nei fatti. Clientelismo e corruzione vanno di moda anche a Berlino
    Il salvataggio delle banche con i fondi dello Stato. E il cartello tra i big dell’auto. Il rigore teutonico vale per tutti, non per la Germania. Qui il familismo amorale di stampo italiano la fa da padrone: «Hanno pensato a salvare se stessi per poi diventare rigoristi a spese altrui»

    Le cronache raccontano che nell’estate del 2007, all’alba della crisi finanziaria destinata a frantumare certezze e bilanci dell’Occidente, la prima banca che implorò l’intervento pubblico per evitare il crack fu la tedesca Ikb, seguita di lì a poco dalla connazionale Sachsen LB. Da allora, secondo i calcoli più recenti, il governo di Berlino ha mobilitato quasi 200 miliardi di fondi statali per salvare il sistema creditizio del Paese: da colossi come Commerzbank fino alle Sparkasse locali, travolte da un decennio e più di cattiva gestione, tra speculazioni azzardate e prestiti a rischio.

    L’esatto ammontare degli aiuti di Stato alle banche tedesche è da tempo oggetto di dibattito tra gli analisti. C’è chi è arrivato a calcolare, sommando al totale anche le garanzie e le linee di liquidità temporanee, un impegno complessivo superiore a 400 miliardi di euro. Prendendo per buona la cifra di 200 miliardi si arriva comunque a un esborso complessivo pari all’incirca al 7 per cento del prodotto interno lordo tedesco. Uno sforzo colossale per la più forte economia del continente che, come ha scoperto a sue spese, era sostenuta da un sistema bancario fragile e molto spesso corrotto. La crisi delle Landesbank, paragonabili alle nostre casse di risparmio, è stata amplificata da un sistema di clientele e favoritismi cementato dalla presenza di esponenti politici nei consigli di amministrazione degli istituti, nel cui capitale sociale erano (e sono) rappresentati in forze gli enti pubblici locali. Questa miscela esplosiva di corruzione e campanili ricorda molto quanto è successo nei film dell’orrore nostrani, dall’Etruria alle Popolari venete, fino a Banca Marche.

    Nelle crisi delle banche regionali tedesche il rigore teutonico si è appannato fino a somigliare molto al familismo amorale di marca italiana. E qualcosa di simile pare sia successo anche nel caso del presunto accordo di cartello tra le grandi case automobilistiche tedesche, Volkswagen, Mercedes e Bmw. I colossi delle quattro ruote avrebbero imbrogliato il mercato stipulando intese segrete con l’obiettivo di contenere i costi e aggirare le normative. Comprese, per fare un esempio, anche le regole sulle emissioni dei motori diesel, già al centro di indagini e di super multe (14,7 miliardi di dollari a Volkswagen negli Usa) su entrambe le sponde dell’Atlantico.

    Anche nell’alto dei cieli talvolta Italia e Germania condividono vizi comuni. Saranno gli aiuti di Stato, quelli del governo tedesco, a evitare la chiusura di Air Berlin travolta dalle perdite. Proprio come è successo solo pochi mesi fa con l’Alitalia, salvata, per la terza volta in dieci anni, con il decisivo contributo delle casse pubbliche. Cambia solo l’entità del finanziamento statale: 600 milioni per la società tricolore e 150 per quella germanica. Insomma, un doppio salvataggio sull’asse Roma-Berlino. Con buona pace dei tedeschi di Lufthansa, che nel 2014 partirono all’attacco dei concorrenti italiani, con tanto di denuncia alla Commissione di Bruxelles, quando il governo di Enrico Letta scongiurò il crack di Alitalia agevolando l’ingresso dei nuovi soci arabi. «Concorrenza violata», strillavano in Germania. Adesso invece, a soli tre anni di distanza, i severi guardiani del mercato osservano un religioso silenzio mentre Lufthansa, interamente controllata da capitale pubblico, si prepara a farsi carico di quel che resta di Air Berlin.

    Nel caso dei disastri bancari, le analogie tra Germania e Italia si fermano alle comuni origini localistiche di alcune delle crisi. L’incendio tedesco è stato infatti domato con largo anticipo rispetto a quanto è avvenuto in Italia. Ad aprile del 2014, quando il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sulla risoluzione degli enti creditizi, la Germania aveva già in gran parte provveduto a scongiurare il crack del sistema bancario grazie a massicce dosi di fondi pubblici. Ovvero quel tipo di aiuti che le nuove norme europee avrebbero poi messo al bando, fatte salve poche e delimitate eccezioni, prescrivendo l’obbligatorietà del bail in, cioè il salvataggio finanziato non più a spese dei bilanci pubblici, ma con il contributo determinante di soci e creditori privati.

    «I tedeschi hanno pensato a se stessi per poi diventare rigoristi a spese altrui». È questo, in sintesi, l’argomento polemico cavalcato dalla classe politica nostrana, dal Pd renziano fino ai Cinquestelle, per attaccare il governo di Berlino. È anche vero, però, che a partire almeno dal 2011 i governi di volta in volta al potere a Roma hanno perso tempo cullandosi nell’illusione che il sistema bancario tricolore fosse immune, o quasi, dal contagio della crisi mondiale. Da parte loro, le authority di controllo, Banca d’Italia e Consob, si sono ben guardate dal turbare il sonno dei politici. Così, quando i buchi in bilancio sono finalmente emersi, era diventato molto più difficile, sulla base delle nuove regole europee, attingere al serbatoio dei fondi di Stato.

    Detto questo, i 17 miliardi stanziati per la crisi delle Popolari venete, e gli 8,3 miliardi impiegati per il salvataggio del Monte dei Paschi, restano ben poca cosa rispetto alle somme impiegate dalla Germania negli interventi a sostegno delle proprie banche. Va detto però che gli istituti che hanno ricevuto gli aiuti di Stato erano già in buona parte, per almeno il 40 per cento, a partecipazione pubblica. Il governo tedesco si è quindi mosso per salvaguardare un proprio cespite e non ha nazionalizzato beni in precedenza a controllo privato.

    Una ricerca pubblicata di recente dall’ufficio studi di Mediobanca segnala che le sei maggiori Landesbank tra il 2008 e il 2009 hanno ricevuto circa 27 miliardi di euro di contributi pubblici, pari al 69 per cento dei loro mezzi propri all’inizio del periodo considerato. Le stesse banche, che rappresentano il 13 per cento circa delle attività del sistema creditizio del Paese, hanno inoltre beneficiato di garanzie statali per altri 96 miliardi. Buona parte di questi interventi si è concentrata nella prima fase della crisi finanziaria globale, tra il 2008 e il 2010, ma ancora nel 2015 banche come la Hsh Nordbank hanno evitato il naufragio grazie a un salvagente del valore di 3 miliardi messo a disposizione dai suoi principali azionisti: la municipalità di Amburgo e il Land dello Schleswig Holstein. Anche nella vicina Brema la locale Landesbank pare tutt’altro che risanata. Il bilancio 2016 si è chiuso con 1,3 miliardi di perdite per effetto di svalutazioni di prestiti a rischio per 1,5 miliardi.

    Come dire che ci vorrà ancora tempo per coprire una volta per tutte i buchi delle casse locali, mentre sul futuro del sistema creditizio tedesco pende ancora l’incognita della Deutsche Bank, la più grande banca del Paese, un colosso globale messo quasi al tappeto da investimenti sbagliati ed eccesso di speculazione. Nel marzo scorso un nuovo aumento di capitale, il terzo in quattro anni, ha raccolto altri 8 miliardi di euro sul mercato per rafforzare il patrimonio come richiesto dalle autorità di controllo. E, dopo le maxi perdite degli anni scorsi (1,4 miliardi nel 2016 e 6,8 miliardi nel 2015), l’istituto con base a Francoforte ha chiuso il primo semestre del 2017 con profitti netti per un miliardo.

    I conti migliorano, quindi, ma adesso i rischi maggiori sembrano legati alle vicissitudini dei due soci più importanti: la famiglia reale del Qatar (9 per cento) e il gruppo cinese Han (9,9 per cento circa). Il ricco emirato è finito nel mirino delle sanzioni economiche varate da un fronte arabo a guida saudita ed è possibile che scelga di ridurre il suo impegno sui mercati. La holding di Pechino deve invece fare i conti con il giro di vite imposto dal proprio governo nei confronti di alcuni grandi investitori. Anche in questo caso c’è quindi il rischio di un disimpegno. Per la Germania sarebbe il colmo: messa alle strette da arabi e cinesi, da sempre suoi grandi clienti.
    ... sono vero come una moneta da 3 euri ...