Daybreaker e di altri animali antisociali

Discussione iniziata da Daybreak il 14-04-2017 - 3 messaggi - 3646 Visite

Like Tree4Likes
  • 2 Post By Daybreak
  • 2 Post By Daybreak
  1. L'avatar di Daybreak

    Daybreak Daybreak è offline Super ApprendistaMessaggi 750 Membro dal Jan 2008
    Località Roma
    #1

    Predefinito Daybreaker e di altri animali antisociali

    Ho una visione della vita sistemica. Non so se sia il termine giusto per indicarla, ma io la chiamo così. E’ frutto di un’elaborazione personale tra la teoria sanderiana dei sistemi viventi e individualismo anarchico. In parole brevi, ogni individuo è al centro del proprio sistema, come un sole a cui ruota circolarmente tutto ciò che gli è intorno. Gli altri individui si agganciano e si interconnettono a quel sistema con il loro in base ad affetti e interessi comuni. Per far sì che questo sistema funzioni in maniera gradevole, il centro deve stare bene per poter star bene con gli altri; viceversa, se sta male, starà male con gli altri creando disfunzioni ad altri sistemi connessi. Per questo è necessario tagliare fuori tutto ciò che rende tossico il proprio sistema, fin dove possibile, anche dolorosamente se necessario.

    In base a questa visione, non mi struggo l’anima per le persone che si allontanano, per i rapporti che cambiano o che si rompono. E ho scarsa considerazione di chi preferisce subire elementi patogeni nel suo sistema pur di mantenere un equilibrio con tutti.

    Spiegarlo a chi mi sta intorno non è sempre facile: è una visione che spaventa, razionalizza troppo i rapporti umani, assume l’aspetto di cinismo o di rassegnazione karmica. Spesso poi, alla fine dell’enunciazione della mia teoria, si respira quasi un’aria di attesa nei mie confronti, come se non fosse tutto semplicemente lì, come se ci fossero dei sottotitoli che vanno interpretati. Come se la chiosa finale dovesse per forza riguardare il mio interlocutore (dannati egocentrici! Non hanno capito che solo io ho il diritto di essere egocentrico?)

    Qualcosa di tranciante, del tipo: “…e visto che tu mi hai intossicato l’anima, ti caccio dal mio sistema sventolandoti questo cartellino rosso sotto il naso e pongo un marchio sulla tua fronte affinché altri seguaci di Daybreaker possano riconoscerti ed evitarti a vita! (segue risata malefica)”

    O magari qualcosa di elegiaco, del tipo “…e in base a tale teoria, ti onoro con la nomina di Gran Cavalier del sistema di Daybreaker per aver fatto parte della mia vita per tanto tempo senza avermi procurato rotture di scatole! (segue una cerimonia con consegna della medaglia al valore)”

    Sarà che già parlo poco e quelle poche volte che parlo non sono mai serio, e quelle rarissime volte che sono serio utilizzo un tono assertivo che sa tanto di sensei che parla ai giovani allievi, usando metafore tragiche per dare insegnamenti di vita.

    Di sicuro la reazione più drammatica a cui ho assistito è stata quella di una ragazza, che per convenienza chiamerò Blondie (e immagino si capisca il perché). Bene, Blondie, dopo aver appreso la mia visione sistemica della vita, mi ha guardato intensamente con un’espressione mista tra colei che sta cadendo in disperazione ed un baccalà.

    “Mi stai lasciando?”
    Trasecolo.

    Innanzitutto stavo spiegando come funziona la mia testa, ti stavo aprendo il mio mondo. Non è una cosa che faccio spesso, razza di zotica insensibile! Poi, se c’era qualcosa di sottointeso, riguardava il fatto che sono stufo di sentirti lagnare dei tuoi rapporti tossici, del tuo passar sopra a tante cose, che in pratica chiunque ti metta i piedi in testa e ti usi come zerbino perché sa che non reagirai per non ferire i suoi sentimenti, tanto poi ti sfoghi con il tonno che hai di fronte. E per ultimo: ma quando mai abbiamo detto di stare insieme?
    Siamo due persone che passano del tempo piacevole insieme, che si escono insieme e che hanno incontri di letto. E sì, va bene che ti permetto di dormire a casa mia e che il tuo spazzolino da denti sia rimasto lì con la scusa che te lo sei dimenticato e che poi la prossima volta te lo riprendi, ma non te lo riprendi mai. Ma non vale mica una promessa d’amore, un anello o una carta firmata: è solo uno spazzolino da denti! Quale legittimità può mai avere un legame che si regge su uno spazzolino da denti? Hai mai sentito di una coppia che ha dichiarato che la loro storia d’amore è cominciata quando uno dei due ha dimenticato lo spazzolino da denti a casa dell’altro? Io no. Poi boh, in millenni di storia dell’uomo sarà pure capitato a qualcuno, ma non è questo il caso.

    Ma va bene Blondie. Sarò più diplomatico di così. Sarà il sapore amaro della birra che sorseggio mentre camminiamo in mezzo ai vicoli, con il bel freddo che ci punge il viso, ascoltando i muri che parlano con i loro graffiti, le loro scritte, i loro simboli, mentre grondano di umidità resa lucida dai lampioni che illuminano questo contesto suburbano della Roma notturna.
    Sentimenti contrastanti mi percuotono. Quando mi guarda con quei suoi occhioni da gattino spaventato, il mio animo gelido viene percosso da vibrazioni di tenerezza, forti come martellate. D’altra parte mi fa rabbia. Sì, rabbia perché Blondie è dannatamente insicura. Se le dicessi “Ma lo sai che il blu non ti dona?”, correrebbe a casa, brucerebbe tutti i suoi vestiti blu e inizierebbe a girare fissa con gli occhiali da sole per nascondere il colore dei suoi occhi. E poi è troppo buona, carica di buoni sentimenti, sempre accorta a non ferire gli altri, piena di sogni e di speranze, con quella suo vocina tenue e quel tono da amica pronta a comprenderti, ad aiutarti, a coprirti le spalle.
    Mi fai rabbia Blondie, alimenti la mia parte malvagia, tiri fuori il peggio di me. Mi fai venire voglia di fare il bullo e non come quando ti attacco a colpi di solletico fino a farti ridere istericamente. Vorrei portarti all’eccesso, diventare il tuo Caino. Sarebbe il momento adatto: uno sgambetto che ti faccia ruzzolare, una smutandata, una strizzata di naso, un’umiliazione pubblica qualsiasi. Qualcosa che ti facesse reagire violentemente, davanti a tutti questi sconosciuti che passano davanti a noi, del tipo:

    “Signor Daybreaker, lei è senza dubbio il più spregevole uomo, ma che dico uomo? essere che abbia mai incontrato e pertanto intendo chiudere ogni rapporto con lei attraverso un’azione simbolica: divellendo quella spranga di legno e spaccandogliela sul cranio! Tiè, beccate sta bastonata scellerato!”

    E’ inutile. Mai dovesse capitare una cosa del genere, la sua reazione sarebbe correre via piangendo e chiamarmi il giorno dopo chiedendomi perché avessi voluto fargli del male a lei che non lo merita, facendomi annegare nei sensi di colpa (maledetti sensi di colpa, senza di voi sarebbe tutto più divertente!). Non posso certo cambiare la natura delle persone, né con gesti insani né con le parole. Non posso salvare nessuno, io che non salvo manco me stesso, figuriamoci!

    E allora che fare di Blondie? In quale punto del sistema collocarla? Così cara da lasciar andare via, troppo distante dal mio modo di essere, apparentemente sola e spaurita in un mondo che non le appartiene. Pare un’emarginata.
    Così alla fine optai per cosa più umana da fare: tagliare il nostro legame e far uscire Blondie dal mio sistema. Non la sento da circa un anno: so che è fidanzata, probabilmente con un pantofolaio la cui massima trasgressione sarà guardare una serie nuova su Netflix il sabato sera, visto il suo carattere. Mi auguro che ora abbia ciò che io non ero capace di dargli, che equivale praticamente a tutto tranne il sesso, le sbronze a suon di birra e risate da stupidera.

    Ma non quella sera.

    “Mi stai lasciando?”
    “NO!” rispondo mentre mi scappa una risata causata a metà tra la domanda e la sua espressione. Non la prende benissimo. E allora parliamo, parliamo di ciò che intendevo, parliamo di noi e del nostro rapporto, lei alla fine mi dice che vuole far parte del mio sistema. E che gli rispondi ad una che ti dice così, con quegli occhi che tremolano come acqua marina sotto la luce della luna? “Nooo, prevedo che finirà malissimo! Esci da questo sistema in nome del Signore!”?
    No, non funziona così, non è mica un sistema automatizzato. Ha un iter da seguire, dei passaggi, delle gradazioni, delle incoerenze a cui andare incontro, dei paradossi su cui scornarsi. Ed è per questo che, finiti a guardarci negli occhi seduti su sudici scalini di marmo, in mezzo a cartacce, bottiglie di vetro e mozziconi di sigarette, ci rendiamo conto di aver parlato abbastanza e lasciamo che le nostre labbra si tocchino di nuovo. Lasciamo che la notte prosegua, che le nostre anime di bellissimi perdenti si uniscano dentro a un letto con le nostre gambe aggrovigliate come in una lotta e finisca con i nostri corpi esausti che dormono abbracciati.

    E al sistema ci penso domani, stanotte sto bene così.
    Regolarefollia and norge like this.


    Ascoltami Erato, riguardo le cose della mia vita che non posso cambiare
     
  2. L'avatar di Daybreak

    Daybreak Daybreak è offline Super ApprendistaMessaggi 750 Membro dal Jan 2008
    Località Roma
    #2

    Predefinito

    Prendendo spunto dal topic in cui si chiede di raccontare le esperienze sessuali avuta con i migliori amici, ho deciso di rispondere qui, raccontando la mia storia.

    Ebbene sì, mi è successo di aver avuto un rapporto con la mia migliore amica!
    E' successo circa 8 anni fa.
    Premetto che Leila (la chiamerò così per convenienza e perchè una volta sfoderò una pettinatura della compianta eroina di Guerre Stellari che le costò la mia somma presa in giro) è una ragazza che mi era sempre piaciuta. Ci siamo conosciuti durante il mio secondo anno liceo, per lei era il primo in quanto un anno più piccola. Era una ragazza molto carina, ma un po' maschiaccia come modi. Aveva (anzi ha) una sorella gemella eterozigota che era molto più smilza e femminile di lei e piaceva praticamente a tutti i maschi della scuola. Leila in qualche modo subiva il continuo paragone con la sorella, venendo di fatto sottovalutata a livello estetico dalla controparte maschile. Eppure, non so perché, a me piaceva molto più dell'altra che, per carità, carina e precisina, ma mi sembrava una come tante altre.

    Ci baciammo per la prima volta durante una gita a Venezia, in cui erano andate entrambe le nostre classi e poi le mi invitò in camera sua: è fatta! pensavo. A notte fonda mi avviai verso camera sua, pavoneggiandomi per il corridoio con un passo molleggiato, incurante della possibile guardia dei professori, aprii la porta e... là dentro trovai più folla che ad un concerto di Vasco Rossi! Deluso dalla situazione, mi sedetti davanti al suo letto, mentre lei era stesa là con uno o altre due persone, parlando poco e niente e dopo poco me ne andai. Il giorno dopo Leila si baciò con un altro e a me non rimase che farmi un cohiba in solitario per debellare la depressione postuma (poi dicono che le droghe fanno male...). Non gli rivolsi più la parola finché non fu lei a cercare il contatto gli ultimi giorni di scuola, in cui mi disse che, in quella gita, era andata con un altro perché in quella fatidica notte aveva capito dal mio comportamento che di lei non me ne fregasse niente. Gli risposi duramente e freddamente, non ricordo di preciso cosa le dissi, ma alla fine lei si mise a piangere e se ne andò a farsi consolare dalle amiche. Nella mia follia sadica, non posso negare di aver provato un certo piacere nel vederla in lacrime, con le amiche che la portavano via e con lo sguardo accusatorio della sorella su di me.

    Quello rimase l'ultimo nostro dialogo per circa un anno. Alla fine della seguente stagione scolastica fui bocciato e costretto dai miei genitori a ripetere l'anno nella stessa scuola, nonostante volessi cambiare. Non mi pesava molto, considerando che sarei finito in classe con uno dei miei più cari amici (che ancora frequento), ma in quella classe c'era anche Leila. Il primo giorno di scuola fu abbastanza imbarazzante: i miei vecchi compagni, i miei fratelli di vita in un aula diversa a pochi metri dalla mia ed io in un gruppo estraneo, da solo al primo banco. A scuola avevo la nomea della "testa calda", del bullo, quindi i nuovi compagni avevano preferito evitarmi. Col passare del tempo però legai un po' con tutti; con lei invece i rapporti rimasero a lungo gelidi e riprendemmo a scambiarci qualche parola giusto per regole di vita sociale.

    Il nostro rapporto nacque fondamentalmente nell'ultimo anno di scuola: ci trovammo spesso a condividere le stesse amicizie, determinate posizioni, determinati gusti, a fare scelte uguali e questo ci avvicinò moltissimo. Negli anni a seguire, con le classiche rivoluzione dei gruppi sociali che accadono nel passaggio tra scuola e università/lavoro, continuammo a condividere le frequentazioni e poi addirittura ad isolarci talvolta, stanchi di alcune dinamiche di branco (in breve, noi facevamo parte della fazione dei singles forever contro le coppie che si facevano forza per essere egemoni nelle scelte di gruppo). Si creò un rapporto di amicizia molto intimo, eravamo diventati veramente uno l'appoggio dell'altra e viceversa. Quell'episodio della gita, da pomo della discordia si rimpicciolì fino a diventare solo uno screzio giovanile.

    Ora è bene fare un ulteriore approfondimento su quegli anni per spiegare come eravamo arrivati a quel punto.
    Io ero single perché... oh ma è facile, sono Daybreaker semplicemente. Non c'è molto altro da spiegare.
    Leila era single perché era anch'ella un disastro, ma non proprio come me. Non era disillusa, egocentrica, essenzialista e razionalizzatrice come me. Lei era proprio un vulcano che ribolle continuamente ed erutta lava emozionale. Ogni sua relazione era finita in tragedia, in crisi isterica. Si portava addosso un'inquietudine che i suoi affetti non erano riusciti a colmare in qualche maniera. E lei aveva provato a stare con coetanei, più grandi, più piccoli. Abbienti e indigenti, borghesi e proletari. Insomma, una fauna piuttosto varia che la portò ad essere considerata (ingiustamente) una ragazza facile.

    Così fu proprio a me, in quel periodo di fratellanza singletudinale, che confidò che a lei piacevano le donne. Già, ho avuto l'onore di essere stato il primo a cui fece coming out.
    Fui felice per lei. Pensai: "Finalmente i suoi dilemmi esistenziali sono spariti, la sua mente ora è in ordine, sarà più serena e avrà delle relazioni amorose normali!"
    Manco pe gnente. Le sue relazioni con le ragazze sfociavano negli stessi drammi di quelle con il sesso opposto, se non peggio. Si innamorava di donne che non ricambiavano, di donne etero, di donne che "sì ti voglio bene, ma vado a vivere in Irlanda". Aveva un mirino speciale nel trovare le persone meno adatte a lei e anche un po' di sfiga. Nel frattempo si concedeva a qualche uomo ogni tanto che seduceva e abbandova per rifarsi delle ingiustizie subite. Perchè lei era omo però qualche maschio gli piaceva. Io non facevo parte di questa categoria perchè non appagavo i suoi canoni estetici e poi ero il suo migliore amico (friendzonato!).
    Fatto sta che in questa nuova veste bisex, o meglio saffica con qualche happy hour, era diventata molto più pesante di prima. E comunque, iniziando ad avere esigenze diverse, arrivammo al punto di frequentarci sempre meno finché lei non conobbe la mia nuova fidanzata: si odiarono a prima vista. Inutile dire a chi presi le parti.
    Le nostre strade così si divisero, perdendo i contatti quasi del tutto.

    FINE PRIMO TEMPO
    Ridiamo and norge like this.
    Ascoltami Erato, riguardo le cose della mia vita che non posso cambiare
     
  3. L'avatar di xochimilco89

    xochimilco89 xochimilco89 è offline JuniorMessaggi 1,825 Membro dal May 2011 #3

    Predefinito

    Le coincidenze della vita: in passato conobbi due gemelle omozigote di cui una si chiamava Liala.
    I'm doing it for the lulz!