Diamo tanto,ci impegniamo e alla fine veniamo usati o abbandonati.Ho capito il perchè - Pagina 2

Discussione iniziata da mumble il 09-01-2019 - 11 messaggi - 1204 Visite

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  1. L'avatar di fausto62

    fausto62 fausto62 è offline Super FriendMessaggi 7,969 Membro dal Apr 2018
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    #11

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    Mumble,
    la frase che riporti riguarda un concetto che parte da due constatazioni:

    1 - siamo corpo, mente e spirito;
    2 - possiamo comprendere solo corpo e mente.

    Lasciando da parte lo spirito che ci porterebbe ad un discorso difficile, troppo elevato, ragioniamo su corpo e mente, semplificando quindi partendo dalla natura.
    In natura i mammiferi nascono cuccioli indifesi, crescono per un periodo di tempo fino a diventare autonomi ed adulti. Considerando l'uomo, in questo periodo ci sono dei traguardi intermedi: lo svezzamento, età da bambino preadolescienziale, adolescenza, giovinezza e maturità che di solito viene considerata a 25 anni perché a 25 anni un essere umano è al massimo dello sviluppo fisico e mentale, tutte le capacità ed abilità sono sviluppate al massimo. Ora, tutto questo percorso è complicatissimo perché un essere umano deve imparare una quantità enorme di cose sia tramite un'educazione genitoriale sia tramite esperienze di parenti, amici e conoscenti sia tramite esperienze dirette. Quindi, in natura, il percorso di crescita e maturazione è complesso e porta al pieno sviluppo di un individuo, maschio o femmina, che è capace di bastarsi da solo/sola. Non ha bisogno di appoggi, è autosufficiente. La socialità è necessaria per far fronte a necessità o pericoli che il gruppo risolve e garantisce meglio. Ma il gruppo è formato, in natura, di individui autosufficienti sia a livello caratteriale che fisico.
    Fino a qui i problemi sono abbastanza semplici, sono i problemi dell'ambiente naturale e li possiamo osservare in tribù amazzoniche ancora a strettissimo contatto con la natura.

    Ora arriviamo al discorso "La verità è che il problema siamo noi.". Il problema è la società complessa ("noi") che nei secoli abbiamo sviluppato a discapito del singolo. In parole povere, l'educazione alla convivenza in società complesse ha creato mancanze nell'educazione allo sviluppo di un individuo autosufficiente.
    Praticamente, a livello fisico e a livello mentale(-sentimentale) non siamo più autosufficienti, la società apparentemente ci supporta ma solo se abdichiamo alla nostra autosufficenza: non arriviamo mai ad essere adulti, al massimo dello sviluppo delle capacità ed abilità personali; non c'è più rispetto dei traguardi intermedi, si rimane poppanti o preadolescenti o adolescenti a vita. E' normale chiamare ragazzo o giovane un individuo di 30-40 anni. In Italia si fanno figli a 40-45 anni. Le responsabilità verso se stessi si scambiano per egoismo.

    E' la società che ci chiede di affidarle la chiave della nostra felicità, cosa che non ci appaga, che ci fa sentire inadatti a vivere la propria vita, inadeguati ... non c'è da diventare egoisti, ma responsabili. Non possiamo apportare qualcosa di buono se siamo incapaci su tutto.

    Amare significa accettare il valore di se stessi in quanto individuo vivo. Significa partire da questa consapevolezza inalienabile e sviluppare capacità ed abilità. Significa comprendere di essere autosufficenti e felici nel quotidiano. Significa essere poppanti, bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani, adulti, maturi, anziani, vecchi. E' tutto naturale.

    A questo punto, se hai delle mancanze, devi trovare un educatore capace che non è un religioso od un ideologo, direi di più un naturalista che sappia mediare l'individualità nella società: amare se stessi e la società in cui viviamo da adulti.



    Belli dentro si nasce ... ed io lo nacqui!


     
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