Famgilia castigo da n anni

Discussione iniziata da narcisistapatologica il 27-02-2021 - 4 messaggi - 463 Visite

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  • 1 Post By narcisistapatologica
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  1. narcisistapatologica narcisistapatologica è offline PrincipianteMessaggi 78 Membro dal Nov 2017 #1

    Predefinito Famgilia castigo da n anni

    Ciao.
    Ho 34 anni. Sono ingegnere (a fatica, pur avendone la capacità). Sono stata da 10000 psicologi con diagnosi diverse e quello che ho capito è che devo vivere per me stessa, fare le cose per me stessa senza aspettarmi nulla. Se posso aiuto, se non posso sto per le mie.
    In questo momento "funziono", nel senso che resto imperturbabile alle relazioni interpresonali, che per me sono sempre una sofferenza perché vengo spesso ingabbiata da persone che ricalcano le figure genitoriali.

    Mia madre ha un carattere particolare. Era "la piccola di casa". Non sapeva (come del resto non sapevo io), che quando arriva un altro piccolo, si passa in secondo piano.
    Le è rimasto quel senso di rifiuto. Non ha mai capito che è una fase normale e che doveva andare avnati.
    Mio padre aveva una famiglia problematica. Violenza, alcolismo, malattie. Madre evanescente e spaventata. Orfano a 18 anni.
    Si sono sposati giovani. Scappavano da qualcosa. O si amavano. Non l'ho mai capito.
    Sembravamo una famiglia felice in realtà. Povera (cosa che mi metteva ansia), ma felice.
    Mia nonna era invadente. Aveva bisogno di una madre anche lei.
    Sono nata troppo presto. Non erano pronti. Era "l'azienda giovane" in cui è tutto un casino e si lavora in perdita.
    Stava a loro essere umili e crescerla oppure dire che sono i più fighi dell'universo e aumentare entropia.
    Capirete che la capacità di introspezione mancava, in entrambi.

    Io sono il loro prodotto. Adulta prima dell'ora. Non potevo capire gli stati interni di mia madre. Li subivo e ora mi distacco. Non è che non comprendo o non empatizzo, non reggo. Non reggo ulteriore dolore rispetto a quello che porto dentro.
    Mia mamma si lamentava per tutto. Era convinta che i soldi le sarebbero piovuti dal cielo e che era sfortunata. Mi criticava e non se ne accorgeva. Lei sapeva com'ero, a suo dire, ma non lo sapevo. Faceva la vittima e mi faceva sentire in colpa, come ha tentato di far il coinquilino (che mi ha lasciata indifferente, perché tanto, lo schema è sempre quello. I disturbati mentali sono come le famiglie felici. Si somigliano tutti).
    Mio padre evadeva. Voleva un maschio, non mi voleva? Sono confusa a riguardo.
    Non so incasellare quello che lui prova per me e quello che io provo per lui.
    Ambivalenza dicono. A momenti lo metto su un piedistallo, in altri casi, come oggi, penso che sia il classico maschio senza cuore. Un narcisista del cavolo.
    Non è in grado di capire ciò che gli altri provano. Si focalizza solo sul fatto che gli si faccia presente che ha un comportamento vergognoso.

    Il casino di oggi è che ha un problema di cuore. Un suo amico, in viva voce al telefono, gli chiede: "Allora, ti metto da parte la pancetta?!"
    La risposta è stata: "No, ho problemi di cuore, devo dimagrire!".
    Il suo amico: "Vai dalla slava, vedi come ti fa dimagrire".
    Mia madre ha sentito e ci sta male....qui giustamente.
    Antefatto:
    Nel 2000, un bambino ha deciso di andare nell'associazione sportiva di mio padre, che prima era un buon padre, per me. Un idolo. Il principe azzurro, bello, bravo, buono. A seguito del bambino veniva la mamma.
    La mamma era un troione da battaglia. La classica slava del cavolo che fa la gatta morta. La nave scuola per la metà della Benecja.
    Tutti la usavano come buco, mio padre si è innamobrato.
    Amore clandestino, soldi che mancavano a casa. Mio padre che ci snobbava.
    Ci aveva scartate. Ci trattava male. Era ed è irriconoscibile. Forse per me è morto lì.
    Marzo 2001. Mia madre scopre un messaggio di lei che dice che lo adora. Comincia l'inferno.
    Mio padre non sa che mentre lui godeva con quella scrofa e accompagnava il figliuolo a sparare, io le sentivo di continuo. Non sa che per mia madre era colpa mia perché per due mesi le chiedevo di aiutarmi a ripetere i vocaboli di tedesco.
    Non lo riconosce.
    Portare me era un peso. Gli veniva l'asma, bestemmiava, rinfacciava. Portare lui un onore.
    Per i 10 anni successivi ho ricevuto minacce: "Ci separiamo e tu non potrai studiare". Angoscia. Ho scelto ingegneria civile e non so neanche perché. Forse ripicca verso un moroso che, ovviamente, mi dava della stupida.
    Sono diventata bulimica. Ho finito l'università a 27 anni, male. Vomitando 7 volte al giorno è anche andata bene. Nessuno si è reso conto di quanto male stavo. Al massimo mia mamma mi insultava perché mangiavo troppo.
    Sono passati gli anni. Mia madre ha cominciato a fare meno scenate, ma il problema non è mai stato affrontato, non hanno mai chiarito e lui l'ha gestito veramente male, visto che i suoi amici si permettono di fare commenti del genere.

    Io non ce l'ho con lui. Mi è indifferente. Ha un problema di cuore. Mi dico: lavoro. Se muore, pago il funerale e vado avanti, come hanno fatto tutti.
    Tanto, non è che abbia grandi ricordi. Dai 14 anni ho sofferto talmente tanto che ho dimenticato anche quando era simpatico durante la mia infanzia.
    Quello che non tollero è che non capisca i danni che ha causato e che si nasconda dietro "facciamo punto zero che il passato non si cambia".

    E qui mi riaggancio a una storia successa due lavori fa, cosa per cui mi si dice che manco di resilienza, ma che riassume i miei problemi amorosi e relazionali. C'era un responsabile che aveva molto in comune con lui. La barca a vela, la simpatia mista a sarcasmo. Ogni tanto scherzava con me. Faceva l'intelligente. Sembrava l'uomo forte che ti protegge. Il papà che si è perso dietro a una slava.
    Mi faceva gli occhi dolci. Prometteva cose. L'ho scansato di malo modo, che tanto, non era in programma nulla per me.
    Una, due, dieci volte, ma è rimasto ed era sempre lì.
    Alla fine mi sono presa bene.
    Non ci ho mai fatto niente perché era sposato e l'ho rifiutato.
    Da quel rifiuto, lui è cambiato come mio padre.
    Inizialmente non ci ho dato peso.
    Ha fatto comunella con una ragazza che mi rendeva la vita difficile e ciao.
    Un anno e mezzo di mobbing.

    Per tre volte ho trovato un altro lavoro e sono rimasta.
    Quella ragazza aveva lacune importanti, un comportamento estremamente arrogante e creava problemi.
    Lui lo sapeva. Nei 15 anni precedenti si era occupato di sicurezza.
    Lei aveva detto che avendole chiesto un manuale macchina le ho invaso "l'orto" e le ho pestato i piedi. Ai sensi di direttiva macchine e TU81, i manuali sono a disposizione di tutto.
    Ha detto che facevo domande sul processo produttivo. Ai sensi del paragrafo 7.2.3 della iatf gli auditor di processo devono conoscere ciò che stanno facendo.
    E niente, lui le ha parato il **** e io non lo perdonerò mai.
    Siccome l'ho contrariato mi ha detto che "avrei dovuto diventare non dico come lei ma quasi". E mi ha tagliata fuori da tutto.
    Me ne sono andata rinfacciandoglielo.
    Bastava si scusasse. Ripeteva, "fai punto zero", come mio padre. Non si guardava mai dentro, non badava a ciò che usciva da quella fogna di bocca che si ritrova.
    Non capiva quanto male faceva.

    Nel nuovo lavoro nessuno si è permesso di comportarsi a quel modo, salvo il mio capo, ma lo schema era chiaro. Ha provato a sminuirmi, l'ho rimesso a posto, ha provato a triangolare e non ce l'ha fatta. Ha provato a sottolineare errori, fermamente gli ho fatto presente che era tutto corretto.
    Ho lasciato anche quel lavoro per quello. Perché perdere tempo con un uomo così?
    E forse ho trovato il mio.

    E' stato faticoso, ma quello che voglio dire è che non è necessario avere un uomo accanto.
    Se una persona, in un rapporto a due non riconosce i suoi errori è il caso di chiudere, con dignità.
    All'inizio si fa fatica, ma poi che soddisfazione si prova quando si va avanti da sole!
    E' questo che vorrei dire a mia madre.
    Anche se ha 56 anni, che vada per la sua strada e viva per se stessa. Ce la può fare. Nessuno la amerà come lei deve amare sé.
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  2. L'avatar di norge

    norge norge è offline MasterMessaggi 32,103 Membro dal Jan 2019 #2

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    Sì ... si fa fatica da soli ma c'è molta più soddisfazione. Credo che la vita ti abbia fatto maturare prima del solito, ti ha resa forte.
    La sofferenza indurisce ma rafforza anche caratterialmente.
    A volte si passa dal rispetto,alla stima, al rifiuto, all'odio, alla repulsione e poi forse al perdono o alla rinuncia... Ci sono molti sentimenti che attraversano l'animo umano nella vita e a volte nei confronti di una sola persona.
    ...E ci si rende conto che si può contare solo su noi stessi.

    A volte il tempo che passa ci rende più energici, più saggi o forse offusca o lambisce le ferite per fortuna.
    " Non parlare mai di Amore e Pace: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocefisso !" ( Jim Morrison)


    " Gli animali non si preoccupano del Paradiso o dell'Inferno. Nemmeno io, forse è per questo che andiamo d'accordo. " ( Charles Bukowski)
     
  3. L'avatar di Minsc

    Minsc Minsc è online Super FriendMessaggi 7,999 Membro dal Aug 2020
    Località Italia
    #3

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    Ciao, ho letto la tua storia e dispiace per quello che hai dovuto passare e fa capire gli effetti di certe esperienze come si riflettono sulla vita e sulle persone che conosciamo. Sicuramente tuo padre si è comportato molto male e hai fatto bene a liquidare quelle persone che non avevano rispetto per te e che ti ricordavano le sue azioni, nota positiva tutto questo ti ha resa molto forte e sicura di te e di ciò che vuoi. Sono d'accordo che bisogna amare se stessi e se non si ama se stessi per prima non si può amare nessuno. Spero tua madre lo capisca e possa iniziare una nuova vita cosi come auguro a te di trovare una persona che ci tenga seriamente e soprattutto di stare bene
    "Nessuna causa è persa finché ci sarà un solo folle a combattere per essa"

    "Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno è l'ombra dell'altro"

    "Il progresso tecnologico è come dare un'ascia ad un pazzo criminale"

    "Il cambiamento non viene mai senza dolore"

    "Anche nei momenti bui, non possiamo rinunciare alle cose che ci rendono umani"

     
  4. L'avatar di NewHorizons

    NewHorizons NewHorizons è offline ApprendistaMessaggi 396 Membro dal Apr 2019
    Località Italia, Emilia Romagna
    #4

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    Posso dire che non esiste un manuale del genitore, credo che sia un'abilità che si trasmette dalle generazioni precedenti, fino a noi, poi dobbiamo cercare di fare meglio ad ogni passaggio, come credo di essere meglio di mio padre, benchè sia stato niente male, ho supplito alle sue mancanze, ma inutile cercare la perfezione perchè è utopisticamente un oasi nel deserto, la si cerca, la si intravede ma non esiste.
    Purtroppo ci sono dei pessimi padri e vorrei essere padre anche di tutti quei figli che sono delusi dai loro biologici, ma non posso, e allora vi auguro di essere persone migliori, ambite a ciò e non demordete.
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