Homo faber fortunae suae

Discussione iniziata da paoletta63 il 12-02-2011 - 23 messaggi - 3311 Visite

  1. L'avatar di paoletta63

    paoletta63 paoletta63 è offline PrincipianteMessaggi 44 Membro dal Feb 2011
    Località isola che non c'è
    #1

    Predefinito Homo faber fortunae suae

    Secondo voi il detto homo faber fortunae suae ( l'uomo è artefice del proprio destino) è valido anche in amore?


     
  2. Leopard70 Leopard70 è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 2,494 Membro dal Jan 2011
    Località Piemonte
    #2

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    Ciao!
    Secondo me, ovviamente sì, nel senso che l' atteggiamento con cui ci si approccia all' esistenza, in generale, influisce inevitabilmente anche sulla sfera psicologica, emotiva ed affettiva dell' esistenza.
     
  3. L'avatar di framale

    framale framale è offline MasterMessaggi 32,243 Membro dal Aug 2009
    Località Atlantide
    #3

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  4. L'avatar di FedeleAllaLinea

    FedeleAllaLinea FedeleAllaLinea è offline Super ApprendistaMessaggi 737 Membro dal Oct 2010
    Località Emilia Paranoica
    #4

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    Solo in minima parte. Per il resto, come per il 90 e passa% delle cose nella vita, no.
     
  5. Only_Van Only_Van è offline JuniorMessaggi 1,152 Membro dal Jun 2010
    Località Treviso
    #5

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    Bah, dipende da tante cose, l'approccio psicologico può essere utile ma più spesso è conseguenza più che causa dell'andamento delle cose.
     
  6. Leopard70 Leopard70 è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 2,494 Membro dal Jan 2011
    Località Piemonte
    #6

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    Io non sono fatalista, e sempre più noto quanta differenza di possibilità a disposizione vi sia tra chi la vita è capace di "prenderla per le corna", e tra chi, invece, tendenzialmente aspetta che le cose gli piovano dal cielo.

    Certo, la sfortuna e l' imprevisto sono sempre in agguato, ma lo sono per tutti.

    Per quanto riguarda l' approccio, non intendevo sottolineare la preferenza all' approccio psicologico, piuttosto che altri.
    Intendevo semplicemente dire che chi, in genere, si accosta all' esistenza con un' atteggiamento determinato, "vincente", a mio parere è assai improbabile che - anche in amore - resti a lungo a "bocca asciutta", dovesse cadere anche cento volte.

    Con tutto questo, non voglio avere ragione a tutti i costi, anche perchè poi alla fine sono situazioni sempre molto soggettive.
     
  7. Only_Van Only_Van è offline JuniorMessaggi 1,152 Membro dal Jun 2010
    Località Treviso
    #7

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    Per me è una questione di inversione causa-effetto, l'approccio psicologico "da vincente" funziona se hai le qualità giuste, altrimenti è un suicidio.
    Prendi un presunto "vincente" e piazzalo in un contesto sfavorevole e presto o tardi perderà le sue "qualità psicologiche", viceversa prendi un presunto "perdente" e mettilo in un contesto in cui le sue abilità possono andar bene e pian piano prenderà fiducia ed un atteggiamento più "positivo".
    Credo si tratti solo di adattamento, hai i mezzi? Tendi a diventare ottimista. Non li hai? Tendi a diventare pessimista.
     
  8. Leopard70 Leopard70 è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 2,494 Membro dal Jan 2011
    Località Piemonte
    #8

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    Ciao Only_Van,
    abbi pazienza, non voglio assolutamente polemizzare, ne voler spuntarla a tutti i costi, però allo stesso tempo non mi trovo proprio d' accordo con la teoria che hai esposto.

    Cerco di esprimerti, in modo ordinato, i punti nei quali il mio punto di vista dissente dal tuo:

    Innanzi tutto, ritengo chiaro che l' approccio psicologico da "vincente" funziona, se hai le qualità appropriate. Il tentativo di applicare tale approccio SENZA averne le qualità diventa soltanto una copertura, un' atteggiamento costruito, e come tale forzatamente è destinato prima o poi a rivelarsi nella sua inconsistenza, ma :

    Pur accettando il principio che l' ambiente circostante, abbia influenza (in modo positivo o in modo negativo) sul presunto "soggetto cavia", non è assolutamente vero che un carattere positivo, in un contesto sfavorevole, perde la propria determinazione affievolendosi; tu stai ipotizzando un caso estremo, una situazione in cui le avversità possono dimostrarsi così forti, ed ostili (ad esempio, il supplizio della Tortura) da avere ragione anche di una personalità molto determinata. Ma, a parte il fatto che innumerevoli esempi storici smentiscono clamorosamente le tue affermazioni, in condizioni normali, non solo le avversità NON spezzano un carattere forte, ma addirittura contribuiscono a temprarlo.

    Parimenti, non è assolutamente vero che un carattere debole tende a rafforzarsi, in presenza di condizioni favorevoli. Può accadere, certo, ma non vi affatto è la certezza matematica che succeda. Un carattere molto debole, a mio avviso tenderà invece e comunque a rimanere statico e chiuso nel proprio isolamento, in quanto il fattore discriminante NON è l' ambiente esterno - come sostieni tu - ma la determinazione interiore che va da individuo ad individuo.
     
  9. Only_Van Only_Van è offline JuniorMessaggi 1,152 Membro dal Jun 2010
    Località Treviso
    #9

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    In realtà la mia convinzione parte anche da esempi storici, ma vorrei sottolineare una cosa, per qualità giuste intendo le capacità della persona, se una persona ha capacità non buone non può attuare alcun atteggiamento "vincente" pena una bastonata epica.

    Faccio un esempio, durante la seconda guerra punica Annibale inflisse ai Romani a Canne una delle più grandi sconfitte della loro storia, pur essendo in forte inferiorità numerica, grazie soprattutto ad una tattica geniale, tanto che nella storia in pochissimi sono riusciti a replicare, oltre poi alla conoscenza della mentalità dei due consoli rivali, delle proprie truppe ecc...
    Ma cosa sarebbe successo se invece di Annibale ci fosse stato un "comune" generale non in grado di concepire o realizzare una simile manovra?
    Se avesse attaccato (atteggiamento ottimistico/vincente) sarebbe stato facilmente massacrato, con uno spirito più realistico (atteggiamento pessimistico se vogliamo chiamarlo così) non avrebbe accettato battaglia e si sarebbe ritirato.

    In pratica, a differenti capacità, l'atteggiamento "ottimistico/vincete" può essere molto utile oppure disastroso, ovvio che poi ci si mettono anche le circostanze.
    Senza scomodare Scipione l'Africano, lo stesso Annibale ha passato più di dieci anni senza riuscire a scalfire Roma, pur non avendo contro dei grandissimi generali, perché le avversità erano tali da aver la meglio anche sulle sue capacità (si disse che gli dei non avevano dato ad annibale la capacità di sfruttare le sue vittorie).

    Esempio più terra-terra: Cristiano Ronaldo sta per entrare nell'area avversaria, ci sono due difensori piuttosto vicini, prova comunque a puntare il primo per dribblare e vedere se riesce a superare il secondo... è un fuoriclasse e ci sta che ci provi, può riuscirci.

    Stessa situazione, ma invece di Cristiano Ronaldo ci sono io che sono uno scarpone, neanche mi viene in mente di provarci, provo a ripassarla ad un mio compagno libero che magari potrà dare il là ad una nuova azione, intanto io posso tornare indietro a coprire oppure tentare un inserimento.
    Se avessi tentato il dribbling avrei perso la palla sicuramente.

    Questo per tornare al fatto che l'atteggiamento "vincente" dipende dalle qualità e dalle circostanze, le qualità o capacità personali vanno distinte da quella che tu chiami "forza interiore" e che per me è la semplice "consapevolezza dei propri mezzi"... va da sé che se i mezzi (intesi come capacità proprie)sono buoni o meno cambia parecchio anche l'atteggiamento.

    Per lo stesso motivo una persona sulla difensiva prende via via coraggio se vede che le cose iniziano ad andare bene, è una cosa piuttosto comune ed è tipica dell'apprendimento, ad esempio (basti pensare a quando si impara a guidare, è ovvio che chi si mette per la prima volta al voltante non può andare con l'atteggiamento di chi ha la patente da 10 o 20 anni).

    Riguardo alle avversità che temprano, dipende, temprano se non sono troppo forti o continue, un po' come l'esercizio fisico ed i muscoli, si migliora aumentano i carichi di lavoro (pesi o magari km di corsa) ma se si esagera le conseguenze possono essere stiramenti, strappi, lesioni articolari ecc... ovvio che persone diverse avranno carichi di lavoro diversi.
     
  10. L'avatar di framale

    framale framale è offline MasterMessaggi 32,243 Membro dal Aug 2009
    Località Atlantide
    #10

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    interessante!

    allora se uno ( povero ) sa di essere mediocre , tantovale suicidarsi o mettersi da parte!

    ma sai che hai un teoria veramente da Guinness dei primati

    cosa vuol dire "se annibale non fosse stato un anibile stratega "
    avrebbe forse fatto altro ? magari il miglior panettiere di Cartagine .. felice .. o un buon mercante .. ricco e libero ..

    non sono tutti nati per essere generali , nè dittatori , nè strateghi ..

    tralasciamo gli altri esempi.. nn sono fuori luogo gli esempi , per l'argomento , è fuori luogo completamente la prospettiva .. ..

    infatti è una prospettiva terrribile quella che proponi ,
    Ultima modifica di framale; 15-02-2011 alle 01:04