Philofobia

Discussione iniziata da Winged Lion il 08-08-2007 - 7 messaggi - 5859 Visite

  1. Winged Lion Winged Lion è offline BannedMessaggi 958 Membro dal Jul 2007
    Località Central City, Amestris
    #1

    Predefinito Philofobia

    Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.
    (C. Pavese, Il mestiere di vivere)
    C’è un termine, poco conosciuto, per definire la paura d'amare ed è PHILOFOBIA, vale a dire la paura d’innamorarsi o di essere innamorati.
    Questa paura, nelle sue fasi acute o nei casi più estremi, si manifesta con gli stessi sintomi di un attacco d’ansia o di panico. Come sintomi abbiamo: dispnea, sudore eccessivo, nausea, tachicardia, agitazione ed altri sintomi tipici dell’ansia.
    Quali le cause?
    Le cause possono essere diverse, e la maggior parte riconducibile ad una sorta di “meccanismo di difesa” , non amiamo per non soffrire.
    Ci sono cause che definirei reattivo-situazionali, quali ad esempio una passata e profonda delusione sentimentale che ci ha profondamente ferito al punto di non volerne più sapere d’innamorarci per il timore di soffrire di nuovo o di essere nuovamente delusi.
    Altre cause sono riconducibili all’aforisma di C.Pavese, cioè amare significa denudarsi, gettare la maschera esterna che spesso indossiamo, rivelare le nostre debolezze. Queste cause le ritroviamo, spesso, nelle persone che vogliono a tutti i costi, in tutte le situazioni, dimostrare d’essere forti e l’innamorarsi potrebbe, invece, rivelare tutta la loro debolezza interiore.
    Inoltre ci sono cause che affondano nella nostra infanzia, nel rapporto con i nostri genitori. Un esempio, fra i tanti, richieste d’affetto ai propri genitori che non trovano risposta o anzi inducono una loro risposta negativa
    Personalmente ritengo che la paura d’amare è fra le peggiore delle paure, perché ci priva della più bella delle componenti della nostra vita, quella d’amare e di essere amati.

    CONSULENZA
    Salve Dottore le scrivo per cercare una risposta che non ho mai trovato al mio mal d'amore.
    Ho delle serie difficoltà quando inizio una relazione sentimentale nel farla durare.Ho 32 anni e non so dirmi se mi sono mai innamorato.
    Non ho nessun problema quando mi piace una ragazza ad avvicinarla.Anzi spesso in passato sentivo questa cosa come una sfida,una competizione.
    Ma quando la ragazza cede e comincia a manifestare il suo interesse per me,ai momenti di gioia e poesia ,subentra dopo un breve periodo (che si assottiglia sempre di più nel corso degli anni) un senso di ansia fortissimo che mi blocca e spegne gradualmente i miei sentimenti (se si possono considerare tali).
    Ogni volta si ripropone il solito copione, solo che negli ultimi anni impiego più tempo a trovare interesse nuovamente per un altra ragazza.
    Ho frequentato 4 anni fa una ragazza che abitava in un altra regione (la distanza è una componente ricorrente nelle mie relazioni) che dopo 4 mesi ho lasciato perchè mi son accorto che fisicamente non mi diceva nulla,i miei occhi cadevano sempre sui suoi "difetti "e la cosa mi bloccava.pensavo che fosse stata semplicemente un infatuazione.
    Nel luglio 04 ho conosciuto al mare una ragazza che vive a 5 ore di distanza da me.Mi ha colpito molto fisicamente però mi dicevo che non avevo voglia di impegnarmi.
    L' ho corteggiata ugualmente per sfida e lei mi ha dato il suo numero.All'inizio per qualche mese ci siam sentiti,poi improvvisamente dopo che io non mi son fatto sentire per qualche settimana lei non mi ha più cercato. Ho avvertito un senso di vuoto..quella persona mi mancava.Allora la chiamai io..ma lei era distaccata.Diceva che mi avrebbe chiamato ma poi non lo faceva.Però mi invitò ad andare a trovarla nella sua città e io dopo un mese mi recai da lei.
    lei dopo che alternava momenti in cui era gentile e premurosa con me a tratti mi ignorava completamente.Dopo avermi confessato che era presa da un altra persona ma non corrisposta,io non mi persi d'animo e dopo qualche giorno arrivai quasi al punto di dichiararmi(cosa che io non facevo mai di solito).
    lei in quel momento che corrispondeva alla mia partenza mi respinse in modo evasivo.
    Ma dopo qualche giorno in cui io ero in preda allo sconforto non resistetti alla voglia di sentirla e la chiamai.dopo qualche giorno mi lasciò intendere con frasi ambigue che potevo interessarle,sarebbe dipeso da me.La corteggiai al telefono per un mese,finchè lei venne nella mia città (a trovare suoi parenti)e li dopo una settimana bellissima passata spesso insieme decidemmo di frequentarci in modo più serio(non da semplici amici).La portai in posti bellissimi al mare che conoscevo..le regalai delle rose.
    Dopo la sua partenza ci sentimmo tutti i giorni al telefono e io le scrivevo delle poesie profonde..Ma dopo una settimana ecco scatenarsi in me l'infernale meccanismo..Crisi d'ansia che addiritura mi impedivano di dormire e pensieri negativi.Mi balenava in testa che lei non mi piacesse(il naso,il viso)che forse era un'infatuazione,stavo fondendo il cervello.Lei reagì malissimo alla mia crisi..ma poi decise che non si poteva mandare all'aria quello costruito fin li,ed io mi impegnai a lottare per batter la crisi.Solo che lei dopo qualche settimana,periodicamente perdeva le staffe e andava in escandescenza ferendomi con offese personali..
    Dopo un mese ci rivedemmo e appena la vidi la vedevo diversa,brutta,Pensavo:Noo! non mi piace ,ha il naso lungo,il viso brutto.questo mi provocava un senso di repulsione che faticavo a dominare.Il secondo giorno già stavo meglio..poi quando il terzo e ultimo giorno partii,mi dispiaceva andarmene perchè ero stato bene.
    ma dopo qualche giorno in cui anche lei ebbe delle incertezze e dubbi,terminate le sue ,iniziarono le mie solite paranoie che però mi pesavano molto.Sentivo un senso di pesantezza enorme derivante da questa storia.
    Dopo un mese ci rivedemmo e lei mi ha lasciato.Era un pezzo di ghiaccio.mi ha trattato come un estraneo.Io mi sentivo strano,sperduto,tristissimo.Non mi era mai capitato di essere lasciato dopo una relazione.Ma dopo qualche giorno mi chiese di telefonarle.cominciammo a risentirci ogni tanto.Le chiesi se sarebbe tornata con me,lei rispose che non poteva.Però voleva ugualmente che ci sentissimo.MA dopo qualche gg le dissi che non dovevamo sentirci più..non accettavo che lei si vedesse con altri e mentre continuasse a sentirmi.Lei andò in tilt e non voleva ma io fui determinato.Dopo una settimana mi mandò un sms chiedendomi di incontrarla io accettai ma successivamente lei specificò che il vedersi non implicava ritornare automaticamente insieme.
    La cosa a me andava benissimo poichè non mi impegnava e intanto godevo della sua affettività.Passammo tre giorni molto intensi e romantici.Ma in quegli attimi di passione,a tratti mi venivano dei forti desideri di scappare e che tutto quella situazione finisse presto.A livello erotico la cosa mi prendeva moltissimo,lei fisicamente è proprio il mio ideale di donna.Ma non vedevo l'ora di ripartire.
    Quando tornai a casa ci sentimmo ed io provai di nuovo quel senso di repulsione.Che lei avvertì nuovamente.A quel punto mi fece un ultimatum,si disse innamorata di me e voleva che io tornassi ufficialmente con lei.dissi che avevo bisogno di tempo,ma lei rispose che questa mia risposta la deludeva tanto.
    A quel punto ha tratto la conclusione che io non sentivo quello che sente lei e decide che non dobbiam sentirci più.
    Mi disse che mi amava e che io non apprezzavo questo.
    Dopo un periodo di vacanze in cui non provavo alcun interesse per altre ragazze ,ho sentito molto la sua mancanza e lo cercata al telefono,ma lei dolcemente mi ha detto che non se la sente di sentirci come amici,la cosa la fà soffrire.
    Ora mi manca ,ho provato ad uscire con delle altre ma finita la serata,l'indomani il mio pensiero finisce spesso a lei.Ma mi blocca il ricordo di quella pesantezza che provavo quando stavamo insieme,quell'ansia,e alcuni suoi atteggiamenti.é strano ma dopo che lei mi ha lasciato le nostre conversazioni telefoniche e non erano molto più vive,mi piaceva stare con lei a parlare per ore.Mentre quando stavamo insieme mi annoiavo e le conversazioni erano prive di mordente.
    Premetto di venire da una familia separata,vivo con mia madre,con mio padre ho sempre avuto un rapporto duro,aspro e spesso difendevo mia madre da lui.
    Cosa ne pensa Dottore di questa mia situazione?
    Entrando nel dettaglio del tuo caso ravvedo tutto ciò che ho descritto nell'articolo. La stessa ambivalenza della relazione con la tua ex. Il fatto che lei abbia troncato ti ha impedito di mettere tu la parola “fine”, come avveniva con le altre. E nel brano della tua email “ Premetto di venire da una famiglia separata, vivo con mia madre, con mio padre ho sempre avuto un rapporto duro, aspro e spesso difendevo mia madre da lui” ci potrebbe essere una possibile chiave di lettura, che la limitatezza della consulenza online m’impedisce d’approfondire.
    Dott. Roberto Cavaliere
    Fonte: Philofobia


     
  2. Ilaria Ilaria è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 5,253 Membro dal May 2007 #2

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    Caspita...non si finisce mai di imparare!?

    E c'è anche una cura a questo disturbo?
     
  3. Winged Lion Winged Lion è offline BannedMessaggi 958 Membro dal Jul 2007
    Località Central City, Amestris
    #3

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    Non lo so, nel sito non parla di cure vere e proprie.
    In genere le fobie, comunque, si affrontano andando incontro all'oggetto di fobia.
    Se io ho la fobia dei topi ad esempio, poco mi costa andare in un negozio di animale per toccare un topo ballerino.
    Con una fobia del genere la cosa diventa più complessa! In quanto tu non puoi decidere quando innamorarti, non è nemmeno facile capire se si è innamorati o se è solo semplice infatuazione, quindi per uno che l'amore o l'innamoramento non li ha mai provati diventa anche difficile individuare per il soggetto stesso quando nasce l'oggetto della fobia.
     
  4. Ilaria Ilaria è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 5,253 Membro dal May 2007 #4

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    In effetti anch'io ho guardato il sito, ma non ho trovato risposte in merito.
    Io non me ne intendo di psicologia (anche se per vari motivi devo averci a che fare), ma secondo te davvero il modo per sconfiggere una paura è andarci incontro?
    Banalizzando molto: io ho la fobia dei ragni, se ne vedo uno sto male, mi si bloccano le gambe, mi batte il cuore e mi viene da piangere (non ridere di me...please!). E più vado vicino ad un ragno e più sto male...credo che vederne uno grosso vicino a me potrebbe anche farmi svenire...e dov'è la soluzione? Dici che a forza di scontrarsi con la paura è come un po' "farci l'abitudine" e "sopportarla"? Non capisco...!
     
  5. Winged Lion Winged Lion è offline BannedMessaggi 958 Membro dal Jul 2007
    Località Central City, Amestris
    #5

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    Non è questo il punto. Molto probabilmente la fobia deriva dal fatto che ti è stato insegnato o comunque hai avuto in un qualche modo un'esperienza che ti ha portato ad avere una paura irrazionale dei ragni. Quindi: cos'è che ti fa paura dei ragni? Eppure tu rispetto ai ragni sei molto più grande e forte, hai il potere di ucciderli e di far loro del male: che senso ha aver paura di loro? Prova a toccarli! In fin dei conti i ragni non ti han fatto niente. Non è come "farci l'abitudine" perché la differenza tra paura e fobia è questa:
    - paura: frutto di conoscenza della possibile pericolosità dell'oggetto;
    - fobia: frutto dell'ignoranza dell'oggetto senza capire le possibili paure se esistono o meno;
    Quindi la fobia è frutto del non sapere com'è, la paura di ciò che non conosci in questo caso. E' comprensibile avere paura di un ragno velenoso, infatti lui ha il potere di avvelenarti, ma di altre razze di ragni non c'è nulla di cui aver paure sono esseri viventi che come noi, nascono, crescono, si riproducono e muoiono.
     
  6. Ilaria Ilaria è offline Ex Utente di Amando.itMessaggi 5,253 Membro dal May 2007 #6

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    Mmm...quindi (lasciando da parte i ragni) il "trucco" potrebbe essere quello di approfondire la conoscenza di quello per cui proviamo una fobia, rendere noto l'ignoto in modo da sapere come far fronte alle difficoltà che comporta?
    Però è di sicuro più facile a dirsi che a farsi perché, come nel caso del ragazzo che si rivolge al dottore, lui prova a combattere, ma non ce la fa. E allora la psicologia può aiutare? In che modo?
     
  7. Winged Lion Winged Lion è offline BannedMessaggi 958 Membro dal Jul 2007
    Località Central City, Amestris
    #7

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    Conoscere l'oggetto potrebbe essere un buon inizio. La psicologia può aiutare perché aiuta a conoscere sè stessi, spesso si ha più paura delle proprie reazioni che non dell'oggetto della fobia.