Unire i puntini

Discussione iniziata da RaisingHell il 28-09-2020 - 5 messaggi - 365 Visite

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    RaisingHell RaisingHell è offline PrincipianteMessaggi 23 Membro dal Sep 2020
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    Mezzogiorno di una bella giornata di fine novembre, il cielo è terso il sole scalda quel poco che fa capire che l’inverno è alle porte. Peccato che anche oggi sono qui a lavoro ma almeno è venerdì; ancora un piccolo sforzo e sarà un nuovo fine settimana. Ieri sera poi sono stato proprio bene. Siamo usciti con i colleghi, non succede spesso diciamo una volta ogni due tre mesi… molti di loro sono amici e a chiacchierarci del più e del meno mi fa sentire bene.

    Siamo sempre tutti uomini dai 30 ai 60 anni, qui in fabbrica da noi il gentil sesso è veramente merce rara… ma in fondo meglio così io in fabbrica ci vado per lavorare e portare a casa lo stipendio per la mia famiglia. Meglio non ci siano troppe distrazioni. Però le cene con gli amici sono un’altra cosa, e questa volta Mario, il classico organizzatore di serate, si è superato. Per le 23.00 si sono presentate Rose e Isabella. Bellissime. Rito del bacio a tutta la tavolata, quando è il mio turno ci scambio anche due semplici battute poi si siedono distanti, in fondo ad allietare gli occhi di chi comunque aveva organizzato tutto. La compagnia femminile fa sempre piacere, due chiacchiere scaldano il cuore; non serve per forza avere un secondo fine. Poco dopo salta fuori anche una torta di compleanno, è per Rose. Adesso comincio a capirci qualcosa.
    Si. Ieri sera è stata proprio una serata piacevole.

    Casualmente ora finché ci si avvia a pranzo davanti a me ci sono Rose e le sue colleghe d’ufficio. Io sono solo, spesso mi capita di essere un lupo solitario. Lei mi guarda, mi sorride e si avvicina ad una sua collega. Le sussurra qualcosa all’orecchio. Lei è arrivata da poco qui da noi, qualche chiacchiera banale mi è capitato di scambiarla ma sono talmente grezzo che non ne conosco neppure il nome. Lei rallenta staccandosi dalle amiche e mi si fa incontro, mi sorride (oh che sorriso!) e mi saluta “ciao, come va?”
    Veramente sono sempre stato una frana con le donne. In questo momento un semplice saluto mi spiazza terribilmente.
    “bene grazie, tu tutto ok?” “si, sto bene… Sai, volevo ringraziarti per ieri sera.”
    Non so il mio viso che espressione ha… La mia confusione aumenta a livelli vertiginosi mi si prepara una classica figura di m*e*r*d*a da cui non so come venirne fuori… non so come ti chiami e non so proprio cosa ho fatto per essere ringraziato… resto sul vago sul generico magari trovo una via d’uscita.
    “niente figurati, è stata una bella serata ma come mai non c’eri?” …cerco di limitare i danni alla mia già pessima autostima.
    “avevo un impegno precedente, m’è dispiaciuto molto non esserci”
    “Peccato… magari la prossima volta sarai dei nostri”
    “Farò il possibile. Ora scappo, le mie amiche mi stanno aspettando all’auto di Isabella. Ciao, ci si vede”
    “Ciao, alla prossima.”
    Questo è stato il primo puntino.
    Resto solo, mi avvio al bar dove pranzo di solito con un paio di amici ma oggi non ci sono neanche loro per chiacchierare. Rifletto e non riesco proprio a capire per cosa mi stava ringraziando… non lo so non capisco… sono io che devo ringraziare te per quel magnifico ed improvviso sorriso che mi ha sorpreso finché passeggiavo tra le mie nuvole grigie. E poi si devo ringraziare anche una qualche divinità che mi ha aiutato a non farti capire che ignoro completamente il motivo del tuo ringraziamento.

    I primi giorni della settimana dopo mi affretto chiedendolo ai colleghi per conoscerne il nome… Elisa. Prima lacuna colmata.
    Nei giorni successivi capita spesso di incrociarsi nei corridoi, succedeva anche prima, ma mentre precedentemente la sua presenza era per me molto discreta, ora la mia testa offuscata vede solo lei. Le chiacchiere tra di noi sono sempre banali, ma quando ci si incrocia non possiamo fare a meno di condividere quelle piccole sciocchezze, sempre. Lei mi chiede il nome, le rispondo e poi aggiungo tu invece sei Elisa… sai è facile conoscere il nome di voi ragazze. Sorride.
    Dopodomani è Natale, stessa scena del ringraziamento inaspettato, ma questa volta è Rose che mi si avvicina.
    “stasera io e le mie colleghe abbiamo organizzato una cena con lo stesso gruppo di amici della scorsa volta. Vuoi partecipare?”
    Non è che per la testa mi nascano tante domande da farle, chi c’è, chi non c’è, se è opportuno o meno, o come mai mi inviti così all’ultimo? Penso quasi di fare da tappabuchi per qualcuno che ha tirato pacco… No nessuna di queste domande… mi sento un privilegiato e ne approfitto. “Dove? A che ora?” sono le uniche cose lecite ed intelligenti che le chiedo; “Certo ci sarò. Ci vediamo stasera”.
    La serata arriva in fretta, al ristorante ci sono i soliti amici di sempre e tutto l’ufficio di Rose, ma i miei occhi cercano solo Lei e Lei cerca solo me; oramai la cosa è palese ad entrambi… chiaramente finiamo seduti abbastanza vicini per poter chiacchierare. Di fronte a me c’è Isabella, alla sua sinistra c’è lei. La serata è piacevole. È la prima occasione che ho per conoscerla un po’ di più… lei chiede, io rispondo poi domando io, e il nostro gioco continua innocente. 36 anni, sposata e con figli… la mia famiglia poi non è molto diversa dalla sua… tanto per restare sul vago di questa breve storia. Gli altri attorno a noi, almeno altre venti persone, non esistono… sono poco più di un brusio lieve e lontano.
    Serata bellissima, termina con un bacio sulla guancia. A Natale non poteva certo negarmelo.

    L’anno nuovo inizia con le notizie dalla Cina sul coronavirus… ma la Cina è distante, almeno lo sembra.
    Elisa invece la sento sempre più vicina. Le do il numero di telefono del mio ufficio, “quando vuoi un caffè chiamami, te lo offro”; e ne ho bevuti parecchi di caffè, ma non eravamo mai soli.
    Poi un lunedì è finalmente sola, “a che ora finisci di lavorare? Ti va se andiamo a prendere qualcosa in bar finito il lavoro?” Il mio è un passo nel vuoto sento il bisogno di conoscerla meglio, sono curioso ma forse mi sto buttando in un precipizio.
    “Finisco alle 5, ma non posso, mi spiace ho un impegno”. Cado nel vuoto, il precipizio prende forma, il sole si spegne, come mi salvo questa volta?
    Mi salva lei, “domani se vuoi sono un po' più libera, se vuoi facciamo domani”
    …la luce torna, mi sento meglio. Accetto, non posso fare altrimenti.

    [...continua]


     
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    Il giorno dopo siamo seduti ad un tavolo. Io e lei soli in un piccolo bar isolato e poco appariscente. Si parla di noi, ci si conosce un po’ alla volta. Si beve qualcosa, Lei è dolce e simpatica, io sciocco ed imbarazzato. Si parla della prossima serata con i colleghi in programma per fine gennaio. Ormai è imminente. Scopro senza troppa sorpresa che lei è presente sui vari social network… Instagram, Facebook, Messenger, io non ci sono, non so usarli nel senso che sono sicuro che per me diventerebbero come una malattia, come una droga quindi preferisco starne distante da quel mondo, non mi appartiene, non so gestirlo… con una scusa le dico che io e la tecnologia stiamo su due pianeti differenti. Sorride e mi propone di scaricare Messenger per scriverci; è anche disposta ad insegnarmi ad usarlo… A volte per giustificare una propria convinzione si fa la figura del becero retrogrado… stavolta sorrido io, le dico no grazie e aggiungo “dammi il tuo numero di cellulare, ti chiamo quando ti voglio parlare”.
    Ma neanche lei cede. In quel bar ho passato un’ora veramente piacevole ma il poco tempo concessoci è terminato ed adesso dobbiamo andare. Ci alziamo, pago le nostre consumazioni, l’accompagno all’auto e la osservo finché si allontana. Spero che anche Lei abbia vissuto un momento intenso tanto quanto l’ho vissuto io.
    Dopo un paio di giorni è Lei a farsi avanti e mi invita per un’altro pomeriggio allo stesso bar. Appuntamento per il lunedì della settimana dopo. Con l’occasione io insisto e ancora le chiedo il numero di telefono ma ancora una volta non lo ottengo…
    E’ sabato e occasionalmente a me come a lei capita di essere a lavoro. Salgo in ufficio da lei e la chiamo per offrirle qualcosa da bere, accetta ben volentieri e finché andiamo alla macchinetta del caffè mi passa nella mano un bigliettino. “è il mio numero di telefono. Chiamami solo quando sei sicuro che sono qui a lavoro. Non chiamarmi mai quando sono a casa”
    “certo stai tranquilla, non voglio metterti nei guai. Solo volevo la possibilità di contattarti se ho un imprevisto lunedì quando ci dobbiamo incontrare.”
    Giuro che quando ho ricevuto il suo numero di telefono in quella maniera tanto particolare, sono tornato con la mente indietro di anni, quando internet non esisteva e tra compagni di classe e amici si passavano di mano in mano dei piccoli bigliettini che portavano in giro le soluzioni dei compiti o i segreti di noi piccoli bambini… quanto tempo è passato da allora, quanti dolci ricordi a cui sto togliendo la polvere lentamente.
    In quelle sue parole ha inoltre dettato le regole di questo nostro gioco pericoloso.
    Il lunedì, come d’accordo, ancora ci troviamo al solito bar, l’emozione che mi attanaglia è tremenda. La scorsa volta mi sentivo più calmo, oggi cosa mi sta succedendo? la mia insicurezza sta prendendo il sopravvento sulla razionalità. Anche se veramente non riesco ad essere tranquillo, comunque porto avanti una conversazione pseudo interessante. Le do il mio numero di cellulare. Parliamo anche della cena coi colleghi… sarà giovedi sera, una nuova occasione per incontrarsi fuori dal lavoro. Dopo un’ora di conversazione finalmente l’agitazione passa. Purtroppo anche il tempo è volato e per Lei è il momento di andare.
    Il martedì si aggiunge un nuovo puntino di questa storia… a lei piace parlare al telefono ora lei ha il mio numero ed io ho il suo. La sera finito di lavorare mi chiama finché ognuno nella sua auto torna alla propria abitazione. Mi chiama la mattina finché raggiungiamo il posto di lavoro.
    “Giovedì ci troviamo prima della cena?”
    “Si, ti vedo sempre molto volentieri, e mi piace parlare con te”
    “Dove mi porti?”
    “Andiamo a prendere un aperitivo o dove vuoi tu”
    “No, non portarmi in un bar, portami in un posto buio”
    Si è vero quando tutto è cominciato sapevo che poteva finire così. Sapevo che era sbagliato. So anche che ultimamente con mia moglie ci sono diversi problemi e che nonostante i miei sforzi e tentativi di parlarne non riusciamo ad affrontare, a risolvere. Lo so non è una scusa, avrei mille alternative ma non riesco a fermarmi. Non sento sensi di colpa che mi parlano dentro.
    È giovedi sera. Io e lei siamo soli nella mia auto, tra un’ora la cena con i colleghi. L’unica cosa che voglio da lei è un bacio vero. Non sono qui per chiederle niente di più. Ma sono pronto comunque per ogni evenienza, non voglio fare la figura dell’imbranato. Il bacio che ottengo è bello e dolce, passionale. Ma non ci fermiamo a quello, è lei ad aver l’iniziativa e questo mi sorprende. Il sesso fatto quella sera non è stato tra i migliori che io abbia mai vissuto. Ma il ricordo è vivo in me ed è dolce tornare con la mente a quei momenti.
    La cena è piacevole, lei è arrivata prima, io dieci minuti dopo. Potrei sedermi accanto a lei, ma lo evito. Qualche sua collega già parla di noi… ne hanno tutte le ragioni ma noi dobbiamo assolutamente evitare di alimentare queste chiacchiere. Vicino a Lei si siede invece Giuliano e le battute che lui le rivolge fanno nascere in me momenti di gelosia che non pensavo di provare. E non posso intervenire direttamente ma solo guadagnarmi le sue attenzioni. Comunque a parte questo la serata scorre via veloce e soprattutto dopo mezzanotte siamo ancora io e lei nella mia auto per un dopo cena romantico.
    Così scorrono veloci i giorni belli… tante telefonate si chiacchiera del più e del meno, del serio dei propri problemi dei desideri che abbiamo ma purtroppo per noi non c’è futuro lo sappiamo, ma il presente è così dolce e non riusciamo a rinunciare. Quando si riesce ci si incontra la mattina prima di cominciare a lavorare o la sera prima di tornare a casa oppure abbiamo sempre una scusa per un caffè insieme. Lei mi chiama sempre, le sue telefonate sono lunghe, ci teniamo compagnia… Non c’ero abituato a ricevere tutte queste telefonate. Talmente tante che un giorno mi sono scoperto a sperare di non essere chiamato… cosa abbiamo ancora da dirci? Se lo ripenso oggi mi maledico ad avere avuto un pensiero tanto infausto… Comunque il desiderio di non essere chiamato mutava man mano che si avvicinava l’orario della telefonata e mutava in un pensiero tipo “come mai non mi chiama?” “cosa aspetta?”. Quando finalmente il telefono squillava il mio cuore si alleggeriva dei sassi che ci avevo messo sopra.
    Ancora in febbraio abbiamo avuto qualche occasione per fare sesso. Poche veramente, momenti rubati il sabato quando io la aspettavo che terminasse il turno. Ormai però non era più sesso era qualcosa di più, almeno per me. A fine febbraio c’è in programma una nuova cena con i colleghi di lavoro, io e Lei ne parliamo e la aspettiamo con impazienza.
    Non pensavo che questa cosa mi avrebbe preso così tanto, io non ne parlo mai con lei perché penso che le troppe parole in questa nostra storia possano solo che distruggerla ed io, anche se so benissimo che questo succederà prima o poi, voglio che sia più tardi possibile. Lei capisce il mio sentimento, mi prende un po' in giro, è un artista in questo, e poi passa ad elencarmi tutti i suoi corteggiatori. Sprofondo in sentimenti di gelosia che non conoscevo ed ancora lei che prima mi derideva amabilmente ora mi tende la mano e mi dice “loro mi corteggiano ma io sono qui con te”.
    È fine febbraio, finalmente la settimana prossima usciamo di sera e possiamo trovare un paio d’ore solo per noi prima e dopo cena come l’altra volta. Sono felice.
    Intanto mi racconta la storia della sua migliore amica Giada, sposata con una figlia di dieci anni. Giada ha una relazione extraconiugale ormai da quattro anni. L’amante Marco ha anche lui una storia ufficiale e la sua compagna è adesso in attesa del loro primo bimbo. Lui in questa situazione dichiara il suo amore per Giada che decide di chiudere la loro relazione.
    Il primo pensiero è stato ma dove diavolo sono finito, io sono sempre stato distante da tutte queste storie non pensavo fossero così comuni ed invece ci son dentro e ne son circondato. Esistono e non le avevo mai viste.
    Comunque non conosco questi ragazzi ma per poter unire i miei puntini ho dovuto spendere due righe anche per loro.

    La Cina oggi non è più così distante. Il coronavirus è arrivato in Italia. Iniziano le restrizioni, inizia il lockdown.
    Non potete immaginare quanto io abbia odiato il coronavirus, mi ha portato via uno dei periodi più belli della mia vita e alla fine mi ha rubato la mia storia con Elisa. La cena di fine febbraio è annullata, io e Lei ancora ci cerchiamo durante il lavoro. Ma stare soli prima o dopo non si può più. L’ultimo giorno di lavoro prima del lockdown lei mi chiede di incontrarsi fuori, ma io non me la sento ho paura dell’eventuale denuncia che potremmo prendere. Sarebbe la nostra rovina. Questa è stata la mia ultima possibilità ed io, giusto o sbagliato che sia l’ho gettata via.
    Io e lei durante il lockdown siamo anche abbastanza fortunati. Rispetto a chi si è fatto anche 60 giorni a casa, io ne faccio una quindicina, lei anche meno. Ma quanto lunghi sono quei giorni senza vederla, senza sentirla, marzo non passa più. Quando ci si ritrova ad Aprile Lei ha una notizia nuova, è felice ma questa novità la porterà distante da qui e da me. Non posso non essere contento per Lei. La sua felicità è la mia, ma il mio cuore piange. Resterà a lavorare qui fino alla fine di aprile, poi se ne andrà. Tra me e Lei è tutto come prima solo non abbiamo più occasioni di vederci fuori… maledetto virus. Si ride, si scherza, passiamo ore al telefono ed un sabato a lavoro la bacio sulle guance, Lei dice “tutto qui?” allora la bacio come avrei dovuto fare subito incurante che qualcuno potesse vederci. Fortunatamente non ci ha visto nessuno. Però oggi, tutti i santi giorni che rivedo quel posto quello che mi torna in mente è il momento dolce che ancora una volta Elisa mi ha regalato.

    [...continua]
     
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    Fine aprile purtroppo arriva inesorabile e dopo aver passato l’ultima mezz’ora a lavoro con i colleghi a lei più cari, dopo tanto ci troviamo fuori in auto a chiacchierare finalmente, a guardarci negli occhi a parlarci.
    Lo so che non poteva durare ancora a lungo, ma avrei preferito litigare con lei piuttosto che terminasse così. In realtà non avrei mai voluto che finisse. Parlo io, lei in fondo quando si tratta di esprimere sentimenti non è affatto loquace. In questa nostra storia l’unico che sembra essere coinvolto sono io; lei in genere ha sempre cercato di minimizzare o di buttarla sul ridere, almeno con le parole. La mia voce trema ma riesco credo ad esprimere abbastanza bene il mio pensiero “non ho mai creduto che tra noi sarebbe stato eterno, però ci stavo bene con te in tutto questo. Non ho mai voluto parlare troppo di ciò che provavo perché ho sempre pensato che le parole fossero pericolose ed usarle mi spaventava. Oggi però siamo arrivati alla fine e ripensando alla storia della tua amica Giada dove lui viene lasciato dopo essersi dichiarato… ecco… in questa nostra storia tu mi lasci ed io posso solo dirti che ti ho voluto bene… ti voglio bene”
    ….è un po' poco lo so ma le parole a volte possono essere potenti, ancora mi spaventano. Lei non parla, non sorride, si morde il labbro gli occhi le diventano lucidi e il viso si bagna di poche lacrime. Io in fondo penso che qualcosa di profondo ci sia sempre stato anche da parte sua, in questo momento ne ho la certezza.
    Ci coccoliamo ancora un poco per l’ultima volta poi purtroppo deve andare. Un ultimo bacio, un ultimo abbraccio, la guardo mentre si allontana.
    Ancora una volta durante il tragitto di ritorno mi chiama “ehi tutto bene?”
    “no, assolutamente non va bene… ma parliamo d’altro” sono io adesso che cedo e verso qualche lacrima. Ma nessuno lo saprà mai.



    A lavoro, nell’ufficio di Rose e Isabella, parlano di noi… per cercare di non alimentare i dubbi dei colleghi devo continuare a mantenere il mio comportamento come quando c’era Elisa, quindi spesso sono li a bere qualcosa con loro come se nulla fosse cambiato. Scopro che mi sento bene a frequentare quei posti dove prima la incontravo, scopro che mi sento bene a chiacchierare con le sue amiche, ma scopro anche che ho bisogno di tenere la mente impegnata, la cosa che mi è più utile in tutto questo è parlare con le persone. Comincio a frequentare nuovi e vecchi amici mi distraggo con loro, ne sento veramente il bisogno.

    In maggio con Elisa ancora ci si sente spesso al telefono. Sono chiacchierate lunghe e piacevoli, però non capisco perché lei continui a chiamarmi pensavo fosse tutto finito, io comunque non riesco a rinunciare. Poi a fine mese lei si troverà con Rose e Isabella per un aperitivo dopo lavoro. Abbiamo una nuova occasione per incontrarci.
    Ancora una volta siamo soli io e lei. La bacio, la abbraccio, ma nonostante durante tutte le telefonate non avessi mai sospettato un cambiamento da parte sua, in questo momento lei è pensierosa, distante, assente. Probabilmente è stato un errore incontrarsi, insistere su un qualcosa che già avevamo chiuso, ma io ancora non riesco a rinunciare e se veramente vuole chiudere, dovrebbe smettere di chiamarmi. Tornando a casa ancora mi chiama, sembra una telefonata normale come tutte le altre ma io le faccio notare l’atteggiamento scostante che ha avuto fino ad un attimo prima. Lei ammette la cosa ma non si sa dare una spiegazione e soprattutto non sa darla a me.

    Giugno è un mese lento e pigro. Lei continua a chiamarmi spesso, e non sembra cambiato niente tra di noi, solo non c’è alcuna possibilità di incontrarsi, il mio cuore sobbalza ogni volta che squilla il telefono. Certo che continuare con questa tortura non credo sia un bene per la mia salute. Esco sempre di più con gli amici, ho bisogno di tenere impegnata la mente. Viene anche organizzata una nuova cena con i colleghi, la prima dopo la riapertura post lockdown. La data è fissata per i primi di agosto. Ci sarò io, ci sarà anche Elisa.
    Oramai il mio unico obiettivo è quella cena, così le giornate di luglio diventano ancor più lente. Intanto qualcosa ora cambia veramente; le sue telefonate sono molto più rare, molto più brevi. Ok. Probabilmente ora siamo veramente arrivati alla fine, ma la cosa che più mi farebbe male è che lentamente lei voglia allontanarsi poco per volta senza dirmi una parola, senza darmi un perché.
    Può essere anche una bugia, non mi interessa, ma voglio sentire una motivazione dalle tue labbra, dalla tua voce.

    Lentamente arriva la settimana della cena. Elisa mi chiama qualche giorno prima. In quel periodo l’unica cosa che poi veramente mi interessava era sentirmi dire che lei stava bene, associavo le sue poche telefonate ad un suo problema di salute od a qualche difficoltà in casa… non le chiedo se ci incontriamo prima o dopo la cena, non ci penso, forse sono convinto che sicuramente ci incontreremo forse ho la certezza che non ci incontreremo più. Mi lascia dicendomi ti chiamo mercoledì o giovedì… la cena è venerdì.
    Mercoledì passa.
    Giovedì passa.
    Venerdì aspetto una sua chiamata ma niente. Così mi metto d’accordo con alcuni colleghi per andare a prendere un aperitivo alle 19.00 prima della cena delle 20.30.
    Bel localino affacciato sulla piazza del paese. Il movimento attorno è intenso e piacevole.
    Per me un calice di Franciacorta.
    Si chiacchiera del lavoro, di calcio, di politica, di donne, e di molto altro ancora. Tengo impegnata la mia mente altrimenti so già dove volerebbe.
    Sono le 20.00. Il telefono squilla, è lei. Rispondo, ma li con gli amici vicino non sono libero di esprimermi tranquillamente.
    "Ciao puoi parlare?" Quante volte le sue telefonate sono cominciate con questa frase!
    "No mi spiace, sono a prendere un aperitivo con qualche amico."
    "A che ora arrivi?"
    "Alle 20.30"
    "Va bene, ci vediamo dopo"
    "ciao, a domani"
    "ciao"
    Se fossi stato solo sarei sicuramente volato da lei, ma non posso.
    Alle 20.30 al ristorante siamo stati gli ultimi ad arrivare, questa volta lei è seduta distante non si riesce a parlare e purtroppo è seduta anche dal mio stesso lato della tavolata. Non riesco neanche a vederla dal mio posto. Maledico il terzo bicchiere di vino che ho bevuto in quel bar.
    Prima di sedermi mi avvicino a lei e la saluto con un bacio sulla guancia. Sono due mesi che non la vedo, due mesi che non la sfioro. Mi manca.
    La serata è piacevole. Riesco comunque a gestire la voglia che avrei di stare in sua compagnia, non ce n'è la possibilità. Comunque mi diverto a chiacchierare con gli amici...
     
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    la serata è ormai agli sgoccioli. Ora lei con una scusa si è alzata, mi si avvicina e mi posa una mano sulla spalla per attirare la mia attenzione. Iniziamo a parlare come abbiamo fatto tante altre volte. Le viene ceduto il posto accanto al mio, ora in mezzo a tutte quelle persone siamo di nuovo solo io e lei. Di nuovo gli altri diventano un brusio sommesso e lontano. Si parla del più e del meno.
    "Stai bene con quel nuovo taglio di capelli, sei bellissima"
    "Grazie, ma non mi sento poi cosi attraente. Sei qui con la tua auto?"
    "no, ho dovuto lasciarla in piazza a cinque minuti da qui, sono in auto con Luca"
    Sentiamo il bisogno di restare soli per chiarirci un'ultima volta.
    Mezzanotte. è ora di andare. Ci si saluta con tutti i colleghi, ora sono in auto con Luca e il telefono squilla subito. Respingo la chiamata e subito le invio un messaggio "aspettami". Luca non può non aver notato il tutto ma non fa domande.
    In piazza Luca, Matteo e Paolo insistono per bere ancora qualcosa, io ringrazio ma non posso fermarmi. Lei mi sta aspettando.
    Senza sembrare troppo maleducato li saluto e salgo nella mia auto, appena fuori dalla loro vista la chiamo e mi faccio spiegare come raggiungerla... non sono pratico di quei posti. Lei li conosce sicuramente meglio.
    Ancora una volta siamo in un posto buio. Mi avvicino e la abbraccio forte, se esagero rischio di farle male. Ora è difficile parlare si parte da distante con le solite sciocchezze. La bacio, lei non mi respinge, ma la passione che ho sempre sentito in lei ora mi sembra spenta.
    Va bene siamo arrivati al dunque.
    Come ho già scritto lei non è mai stata loquace quando si trattava di parlare di sentimenti, ma in questo momento non si tira indietro ed è onesta nei miei confronti.
    "In questi giorni la mia amica Giada si sta separando dal marito, questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Mi sento in colpa nei confronti di mio marito, la mia famiglia è la cosa più importante che ho, non voglio perderla"
    Certo io soffro, in fondo in questo momento stiamo solo certificando quello che già sapevamo da tempo. Ho un nodo in gola, faccio fatica a respirare. Parlo. "Tu hai la tua vita, io la mia. Questa nostra storia è stata una parentesi che abbiamo vissuto. è stato bellissimo ma sapevamo che non poteva essere per sempre. Ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato. Sai in questi ultimi tempi temevo che un pò alla volta avresti smesso di chiamarmi, per dimenticare lentamente ciò che è stato tra di noi. Ti ringrazio perchè hai avuto il coraggio di parlarmi con sincerità. promettimi che avrai cura di te stessa"
    "Certo lo farò. ti chiamo ancora qualche volta, va bene?"
    Silenzio. In questo momento la mia gola si secca, il palato è un muro dove la lingua si incolla. Non riesco a parlare.
    "Non vuoi?"
    Riprendo il controllo di me stesso, anche se a fatica e lentamente le parole che fino ad un attimo prima morivano dentro di me, ora cominciano a fluire dalle mie labbra. Prima parla il cervello.
    "Sto male... Quando mi telefoni sono la persona più felice sulla faccia della terra, quando però la telefonata finisce io mi sento male, quando per giorni non mi chiami io sto male..."
    Poi si esprime il mio cuore. "...si! chiamami ancora qualche volta."
    A dire il vero non ricordo se quest'ultima frase l'ho mai detta. Forse sono riuscito a tenerla chiusa dentro di me, non lo saprò mai più. La mia mente si rifuta di concedermi la verità.
    Ora è tardi. Dobbiamo veramente andare. Mi avvicino. La mia mano solleva la sua camicetta leggera, la poso sul suo grembo e lo accarezzo dolcemente. Le bacio la guancia e la saluto un'ultima volta.
    Ancora come l'altra volta le dico "Ti ho voluto bene".
    Lei risponde "io ti voglio bene".
     
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    Oggi cosa mi resta di tutta questa storia?
    Il mio cuore urla di dolore. Lentamente sto cercando di lenire le sue ferite ma sarà lunga e dura. Il tempo lentamente mi darà una mano. Quando questa sofferenza sarà passata e da lontano mi guarderò indietro per vedere quei puntini che ci siamo lasciati alle spalle, allora potrò cercare di unirli uno ad uno. Resterà il dolce ricordo di Elisa e dei momenti vissuti insieme. Spero per te sia la stessa cosa. Non posso avere la pretesa di restare vivo nei tuoi ricordi, ma vorrei che quando il tuo pensiero casualmente tornerà ai momenti passati insieme, spero in quegli attimi il tuo sorriso possa sbocciare e sorprenderti piacevolmente.


    [...FINE]
    Ultima modifica di RaisingHell; 02-10-2020 alle 20:44